Mi chiamo Menotti Stanghellini. Nato a Siena nel 1932, primo laureato italiano in Papirologia greca, passato all’italianistica con due saggi sul Trecentonovelle del Sacchetti, l’edizione di alcune commedie senesi del ‘500 e dei Sonetti di Cecco Angiolieri, in quest’ultimo ho scoperto un grande falsario: l’Umanesimo sarebbe una beffa ideata dal notaio senese, nel 1313 datosi per morto e fuggito dalla sua città per evitare una condanna come eretico e forse anche come omosessuale.
Negli ultimi dieci anni mi sono occupato prevalentemente di Cecco, del suo amico e alunno Dante e di un autore misterioso come Giovanni Boccaccio, scoprendo l’esistenza di una questione dantesca e di un’altra legata alla letteratura umanistica, finora ignorate dagli specialisti.
Cercherò di dare una breve panoramica dei risultati ai quali sono arrivato con la mia ricerca.
Nel “Corriere della Sera” del 10 giugno 2020 si è letto che le università italiane fanno bene il proprio lavoro: nella apposita classifica americana più consultata figurano ben sedici nostri atenei. Rilevanti i risultati del Politecnico di Milano, dell’università di Bologna e della Sapienza di Roma. Per brevità tralascio il resto.
Inoltre, sul “Corriere” del 13 giugno è apparso un articolo di Paolo Di Stefano, il quale ha intervistato la dantista Teodolinda Barolini, insegnante alla Columbia University.
Per l’intervista la filologa si è rifatta a tre suoi saggi (1993, 2003, 2012). Quasi tutto il contenuto dell’articolo a mio parere non è condivisibile: sostengo da anni che per sette secoli gli specialisti di tutto il mondo hanno capito molto poco su Dante e il suo poema.
Sono arrivato a risultati stupefacenti soprattutto grazie alla mia conoscenza del senese antico, scoprendo nella Commedia e nelle opere minori dantesche, quest’ultime erroneamente attribuite al poeta, novità di grande rilievo.
L’immagine del poeta fiorentino cambia radicalmente in base a una nuova interpretazione del suo capolavoro, che di colpo è apparso tutt’altro che sacro. A mio parere la Commedia rimane un’opera artisticamente valida, ma ora appare diversa e moderna, dominata com’è dall’odio verso il vero maestro di Dante, un notaio senese, non certo il notaio fiorentino Brunetto Latini, che dedicava il proprio tempo libero al commercio di spezie. Su Brunetto senza dubbio Dante ha mentito, e lo ha fatto per evitare che si capisse qualcosa di scottante sul proprio passato e sulla propria formazione culturale, rimasti finora grandi misteri.
Al riguardo ho scritto articoli e saggi su cui è calato il più assoluto silenzio.
Vengo al dunque: se dopo un’infinità di studi errati in partenza sta emergendo che si è capito molto poco nella Commedia, ora apparsa molto meno divina e addirittura il poema dell’odio, questo mette in crisi la validità e l’autenticità non solo della letteratura italiana delle origini, ma anche la validità e l’autenticità di gran parte della cultura europea che più conta.
Di fatto la scoperta di rapporti particolari fra Dante e il suo vero maestro, un grande falsario senese, fa nascere molti dubbi perfino sul patrimonio culturale europeo. Se ho ragione, migliaia di insegnanti di ogni ordine e grado dalle loro cattedre stanno raccontando novelle sulle materie umanistiche.
Visto che non si intende prendere in considerazione quanto ho scoperto nella Commedia, nel Decameron e nelle opere minori dantesche, dopo sette secoli è arrivato il momento di tirare fuori una novità sconcertante: Dante giovane fu per qualche tempo l’amante del suo vero maestro Cecco Angiolieri, un piccolo senese bisessuale, colto, eretico e falsario che, dato per scomparso nel 1313, ma di fatto morto nel 1375, verso la metà del Trecento aveva preso lo pseudonimo di Giovanni Boccaccio, che guarda caso sarebbe nato proprio nel 1313: a Firenze o a Certaldo poco conta.
Parrebbe perciò opportuno analizzare a fondo e correggere un assetto culturale che, nato da campanilismi fiorentinocentrici, troppo a lungo è stato difeso da studiosi e da case editrici per interessi vari.
Se avessi ragione, per esempio le stesse scienze storiche, filosofiche e teologiche della società occidentale risulterebbero discutibili. Dante potrà anche apparire un artista molto più grande di quanto sia stato giudicato finora, ma molto probabilmente non costituirà più un baluardo culturale senza pari e l’esemplarità religiosa e morale del suo poema verrà meno.  Anche in un autore di primo piano come il Boccaccio molte cose presto dovranno cambiare oltre al nome stesso. Le mie ricerche si basano su prove sicure, non su fantasie accolte unanimemente per vere troppo a lungo.
In qualunque modo tutto questo andrà a finire, la questione non è meno grave della pandemia che attualmente sta mettendo in crisi il mondo.
Tutto è cominciato in Italia, dove gli studiosi hanno contribuito a perpetuare il grande errore causato da una questione dantesca troppo leggermente ignorata e tenuta in disparte per secoli.
A nessuno è venuto il minimo sospetto che fossero legati a essa i problemi non dappoco costituiti dai poemi omerici e dall’ingente patrimonio letterario umanistico, emersi all’improvviso dalle tenebre dei secoli bui.
Per settecento anni i più quotati filologi del mondo occidentale non si sono resi conto che la Commedia non è il poema dell’amore salvifico, ma piuttosto quello dell’odio e della vendetta contro il vero maestro di Dante, non certo il modesto notaio fiorentino Brunetto Latini, che non era poliglotta, non era dotato di nozioni enciclopediche, e neanche incline alla sodomia.
Ora il senese Cecco Angiolieri, celato sotto i suoi innumerevoli pseudonimi, diventa di colpo il personaggio principale del poema poco sacro. Addirittura lo stesso Virgilio, la guida per il viaggio ultraterreno,  diverrebbe uno pseudonimo di Cecco.
L’errore iniziale è avvenuto a Firenze, di certo per colpa di Dante, ma anche dei fiorentini smaniosi di attribuire al poeta e alla città gloria letteraria eccessiva. Bastano poche prove basate su fatti, logica, stile e lingua volgare per annullare ogni tentativo disperato volto a difendere un assetto letterario errato in partenza.
Le mie scoperte, con al centro quella di un Alighieri irriconoscibile, accolte da assoluto silenzio, porterebbero a concludere che in terra le passioni umane finiscano per costituire l’impulso più forte. Il resto è aria fritta.

.

.

OPERE    PUBBLICATE

Cecco Angiolieri           Sonetti, a c. di M.Stanghellini, Ediz. “Il Leccio”, Siena 2003

Cecco Angiolieri           Il Fiore, a c. di M.Stanghellini, Ediz. “Il Leccio”, Siena 2009

Cecco Angiolieri           Le Rime di Dante Alighieri, a c. di M.Stanghellini, ilmiolibro.it, Siena 2014

Menotti Stanghellini   Il “Decameron” è di Cecco Angiolieri, Ediz. “Il Leccio”, Siena 2009

Menotti Stanghellini   La grandezza di Cecco sconvolge l’Europa, Aracne editr. 2011

Menotti Stanghellini  Omero è nato a Siena, Betti editr., Siena 2011

Menotti Stanghellini  Risolta la questione omerica, Betti editr., Siena 2012

Menotti Stanghellini  Da grovigli di falsi esce un Dante sconosciuto con una “Commedia” in parte nuova, ilmiolibro.it, Siena 2013

Menotti Stanghellini  L’Umanesimo, la grande beffa di Cecco Angiolieri, ilmiolibro.it, Siena 2014

Menotti Stanghellini  Una tempesta letteraria mette a soqquadro la “Commedia” di Dante e la cultura europea, Aracne editr. 2019

Menotti Stanghellini  Sito internet  www.menottistanghellini.com

Sul periodico “Le Antiche Dogane” sono presenti circa quaranta miei articoli pubblicati fra l’ottobre del 2014 e il marzo del 2020.

Menotti Stanghellini

Menotti Stanghellini