{"id":99,"date":"2015-11-24T11:43:32","date_gmt":"2015-11-24T10:43:32","guid":{"rendered":"http:\/\/www.menottistanghellini.com\/wordpress\/?page_id=99"},"modified":"2016-01-07T10:40:36","modified_gmt":"2016-01-07T09:40:36","slug":"il-punto-della-ricerca-su-cecco","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.menottistanghellini.com\/index.php\/articoli\/il-punto-della-ricerca-su-cecco\/","title":{"rendered":"Il punto della ricerca su Cecco"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: small;\"> Tiro le somme della mia ricerca su Cecco Angiolieri durata alcuni anni. Venendo al n\u00f2cciolo, a Dante rimarrebbe la sola &#8220;Commedia&#8221;, il Boccaccio perderebbe il &#8220;Decameron&#8221; e le opere minori pi\u00f9 importanti.<br \/>\nPosso avere torto, ma a sostegno di tutto questo ho tirato in ballo stile, lingua e altri particolari non dappoco.<br \/>\nCi sono di mezzo Dante e il Boccaccio, non Artemidoro, del cui papiro, ormai famoso, negli ultimi tempi si \u00e8 fatto un gran parlare da due studiosi, Canfora e Settis, in netto contrasto fra loro. In fondo Artemidoro \u00e8 un geografo, neanche tanto eccelso, e quel papiro, relativamente importante, finisce per incidere poco sulla letteratura greca che conta. Qui invece \u00e8 in ballo la paternit\u00e0 di otto opere attribuite finora a Dante e quella di un grande capolavoro come il Decameron.<br \/>\nPorto a esempio le &#8220;Rime&#8221;, cui hanno lavorato filologi come Gianfranco Contini e Domenico De Robertis: se ho ragione a sostenere che in quel canzoniere non c\u2019\u00e8 neanche una composizione di mano del sommo poeta, molte cose in una futura edizione, se quella mia recente non \u00e8 bastata, dovranno cambiare, e si vedr\u00e0 allora che l\u2019intento principale del grande poeta che ne \u00e8 il vero autore risulta l\u2019irrisione del suo nemico fiorentino.<br \/>\nSe si vuole andare avanti a difendere una tradizione secolare, si faccia pure. Il rischio \u00e8 che alcune centinaia di filologi romanzi, italiani e stranieri, con tutta la loro cultura e le loro capacit\u00e0 tecniche, facciano una brutta figura davanti alle ipotesi di un aspirante filologo romanzo, che dalla filologia classica ha imparato a fidarsi poco del sapere costituito e della tradizione accolta passivamente.<br \/>\nBisognerebbe che, da studiosi di valore come sono, cercassero di capire l\u2019origine di tutta una serie di errori che hanno portato a confondere Dante con Cecco e a ritenere composto in fiorentino un gran numero di opere in poesia e in prosa, il cui substrato linguistico \u00e8 senese.<br \/>\nNon mi trovo nemmeno d\u2019accordo con il mio antico concittadino Girolamo Gigli, uomo geniale ma troppo fumino e arrabbiato, che nella prima met\u00e0 del \u2018700 si scagliava contro le pretese egemoniche del linguaggio fiorentino e soprattutto contro l\u2019Accademia della Crusca che \u201c\u2026 penalizzava da una parte l\u2019uso vivo a favore dell\u2019imitazione arcaizzante delle Tre Corone, dall\u2019altra rimuoveva nelle citazioni sia gli scrittori che i rappresentanti della scuola senese \u201c (M.A. Grignani, introd. al Vocabolario Cateriniano, Firenze 2008, p.5).<br \/>\nIl Gigli poteva avere un po\u2019 di ragione riguardo al linguaggio senese del suo tempo, escluso dall\u2019uso vivo, ma non aveva capito, come non avevano capito i Cruscanti, che nelle citazioni delle Tre Corone e in quelle di tanti poeti e prosatori della letteratura italiana delle Origini, accanto a espressioni fiorentine c\u2019era una miniera di senesismi.<br \/>\nIl punto cruciale \u00e8 qui. Se i Cruscanti avessero cominciato a isolare molte parole e espressioni tutt\u2019altro che fiorentine, piano piano avrebbero finito per capire meglio tante cose che davano per scontate.<br \/>\nSono convinto che in passato e anche ai nostri tempi qualcuno, non proprio sprovveduto sui dialetti toscani antichi, certi dubbi deve averli avuti, ma non ha esitato a respingerli perch\u00e9 sarebbe stato costretto a scaricarli sulla paternit\u00e0 di opere sacre a autori di primo piano come Dante, Guinizzelli, Cavalcanti, Cino, Rustico, Davanzati, Monte Andrea, Dante da Maiano, Compiuta Donzella, Compagni, i Villani e molti altri nomi della grande tradizione culturale fiorentina.<br \/>\nOggi abbiamo a disposizione opere altamente scientifiche sui dialetti toscani antichi, ma la loro influenza per la comprensione approfondita della letteratura delle origini finora \u00e8 risultata marginale: si parla di dialetti nord-occidentali e sud-orientali, senza specificare bene che i poli linguistici maggiori sono quello fiorentino e quello senese, in pieno accordo con la realt\u00e0 politica. Addirittura il secondo nel Due-Trecento ha un\u2019importanza pi\u00f9 accentuata, nonostante il peso della&#8221; Commedia&#8221; e nonostante la presenza, nella produzione sterminata di Cecco Angiolieri, anche di espressioni e vocaboli fiorentini. E non poteva essere altrimenti, dato che il senese a Firenze visse esule e scrisse per decine di anni sotto vari pseudonimi. Per esempio, un\u2019ultima scoperta \u00e8 il notaio Lancia. A questo punto sar\u00e0 bene decidere se si vuole arrivare alla verit\u00e0 o continuare a difendere una tradizione secolare che comincia a fare acqua. Sar\u00e0 una decisione scomoda per molti, ma non si pu\u00f2 insistere a celarsi dietro gli errori del passato perch\u00e9 puntellano un\u2019immagine tradizionale di Firenze e della sua cultura, basata su testi canonici dei pi\u00f9 noti filologi romanzi italiani e stranieri, che stanno in piedi a fatica, dando i primi segni evidenti di cedimento.<br \/>\nSe si vorr\u00e0 arrivare a qualche risultato concreto in una querelle come questa, una specie di questione omerica per la letteratura italiana, bisogner\u00e0 smettere di fare ricorso a argomenti discutibili come l\u2019impossibilit\u00e0 che Cecco abbia scritto tanto. Al di l\u00e0 dello stile e del lessico rimane l\u2019arma dei codici, la maggior parte dei quali, se le mie ipotesi sono legittime, apprestati da Cecco stesso, abile come copista e nella preparazione del materiale scrittorio necessario, cui affida i suoi falsi, oltre agli spazi disponibili nei registri notarili di cui si serviva o che gli venivano sottomano.<br \/>\nValidi paleografi non dovrebbero trovare difficolt\u00e0 a esaminare le scritture di tante opere finora attribuite a autori diversi, per me tutte riconducibili all\u2019Angiolieri.<br \/>\nC\u2019\u00e8 da essere sicuri che qualcuno, o prima o poi, una ricerca nella direzione da me indicata la far\u00e0, e se risulter\u00e0 che ho ragione, anche parzialmente, gli addetti ai lavori non ci faranno una bella figura. Da Nietzsche e dai miei maestri di filologia classica all\u2019Universit\u00e0 di Firenze ho imparato a leggere lentamente e a non prendere sempre le interpretazioni altrui come oro colato. Dalla papirologia ho imparato qualcosa di pi\u00f9, a rimuginare su passi e parole sospette per ore e ore, se non addirittura per giorni interi. In particolare, su opere come il &#8220;De vulgari&#8221;, la &#8220;Vita Nova&#8221;, il &#8220;Convivio&#8221;, e il &#8220;Trattatello&#8221; ho segnalato molte cose che in base all\u2019interpretazione tradizionale non stanno in piedi.<br \/>\nIn attesa di un confronto privo di pregiudizi e nella speranza che non passi qualche altro secolo, chi vuole rendersi meglio conto della faccenda pu\u00f2 farlo leggendo\u00a0 due recenti pubblicazioni che costituiscono il punto di arrivo della mia ricerca su Cecco Angiolieri:<\/span><\/p>\n<p>CECCO ANGIOLIERI,\u00a0Il &#8220;Fiore&#8221;, a c. di M. Stanghellini, Siena 2009, Ed. Il Leccio, 22 euro.<br \/>\nL\u2019opera demolisce l\u2019immagine tradizionale di Dante, svelando in lui un ipocrita opportunista e un denunziatore di eretici. La scoperta di otto falsi angioliereschi fra le opere dell\u2019Alighieri sconvolge la letteratura italiana delle origini e mette in discussione il primato letterario del sommo poeta.<\/p>\n<p>MENOTTI STANGHELLINI, Il \u201cDecameron\u201d \u00e8 di Cecco Angiolieri, Siena 2009, Ed. Il Leccio, 14 euro.<br \/>\nTemi, lessico e stile lasciano pochi dubbi: l\u2019autore del \u201cDecameron\u201d \u00e8 Cecco, che diventa il pi\u00f9 grande prosatore della letteratura italiana. Ora sta ai filologi dire chi era Giovanni Boccaccio.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Tiro le somme della mia ricerca su Cecco Angiolieri durata alcuni anni. 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