{"id":404,"date":"2020-01-28T17:59:00","date_gmt":"2020-01-28T16:59:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.menottistanghellini.com\/?page_id=404"},"modified":"2020-01-28T17:59:02","modified_gmt":"2020-01-28T16:59:02","slug":"nella-commedia-poema-dellodio-a-luci-rosse-il-personaggio-principale-e-giovanni-boccaccio","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.menottistanghellini.com\/index.php\/nella-commedia-poema-dellodio-a-luci-rosse-il-personaggio-principale-e-giovanni-boccaccio\/","title":{"rendered":"Nella &#8220;Commedia&#8221;, poema dell\u2019odio a luci rosse, il personaggio principale \u00e8 Giovanni Boccaccio"},"content":{"rendered":"\n<p>Firenze nello scorcio fra il Duecento e il Trecento non fu una citt\u00e0 segnata da forti ambizioni culturali. La citt\u00e0 era ricca e potente, ma non colta.<br>Basti pensare alla formazione di Dante, la cui famiglia non disponeva di mezzi sufficienti per procurare al futuro poeta un\u2019istruzione adeguata. <br>Il padre Alighiero era un piccolo usuraio non in grado di mantenere il figlio a studiare in una grande citt\u00e0 universitaria o di pagare insegnanti privati di notevole livello, peraltro inesistenti a Firenze. <br>Inoltre, allora, per affrontare gli studi universitari bisognava sapere il latino, la lingua dei dotti, e Dante con quella lingua incontr\u00f2 sempre una certa difficolt\u00e0, come\u00a0 testimonia il suo maestro senese.\u00a0 <br>Senza dubbio il notaio fiorentino Brunetto Latini non sarebbe stato in grado di formarlo culturalmente, nonostante quanto gli fa dire nella <em>Commedia<\/em> lo stesso Dante, il quale da giovane aveva frequentato Cecco Angiolieri, un colto notaio senese autodidatta nato una decina di anni prima di lui, che nel 1313, accusato di eresia da un tribunale ecclesiastico senese, si salv\u00f2 da una grave condanna fuggendo in esilio.<br>Nessuno sul senese si \u00e8 ancora reso conto che, forse proprio durante l\u2019esilio, a Milano prepar\u00f2 privatamente molti giovani agli studi universitari, oltre a comporre in latino un\u2019opera di grande rilievo come il <em>De magnalibus urbis Mediolani<\/em>, per la sua modernit\u00e0 e profondit\u00e0 non certo attribuibile a uno sconosciuto Bonvesin da la Riva, solo uno pseudonimo. <br>Tuttora si ritiene che Cecco da giovane fosse un donnaiolo accanito in base a quanto \u00e8 possibile dedurre dai <em>Sonetti<\/em> da lui composti sotto il suo vero nome, forse per dare di s\u00e9 un\u2019immagine fuorviante, ma la verit\u00e0 \u00e8 che suo padre Angioliero, un ricco banchiere, nel tentativo di correggere le inclinazioni sessuali anomale del suo unigenito, lo costrinse a un matrimonio infelice e a un\u2019esistenza tormentata: la nascita di cinque figli serv\u00ec solo a aggravare la situazione. <br>Intorno al 1313 Cecco, accusato di eresia, a Siena fu processato da un tribunale ecclesiastico. I manuali in base a un documento ufficiale ne segnalano la morte, molto improbabile, che sarebbe avvenuta nello stesso anno. Di sicuro il senese fugg\u00ec in esilio e condusse una vita lunghissima conclusasi nel 1375 a Certaldo sotto lo pseudonimo di Giovanni Boccaccio.<br>Eccone le prove.\u00a0 <br>Ai senesi, riluttanti a condannarlo al rogo, forse bast\u00f2 liberarsi della presenza scomoda di Cecco, che nel 1321, vivo e vegeto, tramite due poeti suoi prestanome (uno era Cino da Pistoia), novello Alceo, esult\u00f2 per la morte prematura del nemico Dante.<br>Se Cecco fosse morto nel 1313, la fioritura culturale europea non sarebbe avvenuta o sarebbe stata molto limitata e senz\u2019altro diversa.<br>Poliglotta d\u2019eccezione portato alle lingue antiche e moderne, autodidatta intelligente e geniale, l\u2019Angiolieri \u00e8 destinato a diventare il vero padre della lingua italiana (fra l\u2019altro \u00e8 suo il <em>De vulgari eloquentia<\/em>, per il cui tramite mir\u00f2 soprattutto a autenticare certe proprie composizioni che fanno parte della letteratura italiana delle origini,\u00a0 attribuite a vari prestanome) e di una cultura europea dalla quale, pur alterata, nacquero l\u2019Umanesimo e il Rinascimento. <br>Il fatto grave \u00e8 che gli specialisti finora non si sono neanche resi conto che il notaio senese pi\u00f9 di una ventina di anni dopo la morte di Dante assunse lo pseudonimo di Giovanni Boccaccio. Le prove le ho ricavate mettendo a confronto parte del contenuto di un canto dell\u2019<em>Inferno<\/em> con il sottotitolo del <em>Decameron<\/em>, finora entrambi male interpretati, ma gi\u00e0 nel 2009 sostenni questa ipotesi analizzando alcune novelle dello stesso capolavoro in un saggio intitolato <em>Il \u201cDecameron\u201d \u00e8 di Cecco Angiolieri<\/em>. <br>Per Dante giovane quello con Cecco costitu\u00ec un incontro fortunato, perch\u00e9 altrimenti un poema come la <em>Commedia<\/em> sarebbe rimasto nel mondo dei sogni, ma fu anche un grosso guaio, visto che la sua vita fu fortemente amareggiata dai rimorsi provocati dalla relazione con il senese bisessuale.<br>Senza dubbio, in base alle prove da me scoperte, nei rapporti fra i due ci deve essere stato del torbido che trattenne il sommo poeta, timoroso di rivalse, dal denunziare apertamente il suo maestro come grande peccatore e falsario.<br>L\u2019Alighieri con tale comportamento mir\u00f2 soprattutto a presentarsi sotto un\u2019immagine appropriata all\u2019autore del poema sacro, e dalla sua omessa denuncia, unita all\u2019insipienza e al campanilismo dei dantisti, trasse vantaggio il successo infinito di una <em>Commedia<\/em> compresa solo in minima parte. Tuttavia il guaio maggiore \u00e8 stato per la cultura europea indirizzata su un percorso anomalo. <br>Da anni ripeto nei miei scritti che le opere minori attribuite all\u2019Alighieri sono falsi di Cecco. A dimostrarlo sono soprattutto certe particolarit\u00e0 linguistiche: gli studiosi, non tenendo conto delle differenze fra il volgare fiorentino e il senese antico, non ci sono arrivati, e di recente hanno eretto un muro di silenzio contro le mie ipotesi, legittimate, fra l\u2019altro, dal contenuto del sonetto <em>Guido, i\u2019 vorrei<\/em>, non certo dantesco e ritenuto il pi\u00f9 bello della letteratura italiana, da me spiegato nella mia edizione delle <em>Rime<\/em> in modo molto diverso da quello secolare dei commentatori pi\u00f9 seguiti e stimati.<br>In esso, basandomi su un\u2019espressione popolaresca senese, molto volgare, finora non saputa interpretare nemmeno da uno studioso del valore di Gianfranco Contini, ritenuto il principe dei filologi romanzi del ventesimo secolo, ho affermato nella mia edizione delle <em>Rime<\/em> (ilmiolibro.it, Siena 2014) che Beatrice, per Dante la donna-angelo, viene definita una puttana: la paternit\u00e0 di quel sonetto pu\u00f2 essere solo attribuita a Cecco, intenzionato a vendicarsi a ogni costo dell\u2019alunno irriconoscente che, forse preso da rimorsi morali tardivi, lo aveva condannato nel suo poema come pluripeccatore, celandolo tuttavia prudentemente sotto numerosi pseudonimi cui il senese aveva fatto ricorso per la propria attivit\u00e0 di falsario. <br>Premesso questo, la <em>Commedia<\/em> \u00e8 destinata a divenire un\u2019opera completamente nuova alla luce delle scoperte relative all\u2019attivit\u00e0 di Cecco, al quale per me si devono, fra gli altri, capolavori immensi come <em>Iliade<\/em>, <em>Odissea<\/em>, <em>Eneide<\/em>. <br>Se questi svelano nel senese un autore di grandezza impareggiabile, tale da farci sulle prime perfino guardare con una certa indulgenza al comportamento di Dante, \u00e8 opportuno che, senza lasciarsi andare a giudizi moralistici sul fiorentino, che tuttavia si \u00e8 fatto vanto della propria <em>coscienza netta<\/em>, molto debba essere messo meglio a fuoco in base al dramma umano che viene fuori dalla <em>Commedia<\/em>, poema che ora appare ai nostri occhi molto meno sacro e divino rispetto al passato. <br>Ma, a parte ci\u00f2, siamo solo all\u2019inizio di una rivoluzione che investir\u00e0 l\u2019assetto delle letterature su cui \u00e8 basata l\u2019istruzione di mezzo mondo. <br>L\u201911 gennaio del 2020 ho letto sul \u201cCorriere della Sera\u201d che Poste Italiane sar\u00e0 la prima grande realt\u00e0 nazionale a sostenere le prossime celebrazioni per i 700 anni della morte di Dante. Per queste celebrazioni e per il <em>Danted\u00ec<\/em>, fissato al 25 marzo, si stanno formando comitati che coinvolgeranno pi\u00f9 di 70 Comuni del territorio nazionale. Se ho capito bene, l\u2019operazione sar\u00e0 finanziata con due milioni di euro provenienti per met\u00e0 dalle Poste e per met\u00e0 dallo Stato.<br>Siena non si \u00e8 tirata indietro da questa iniziativa e ha gi\u00e0 istituito un proprio comitato dantesco: forse l\u2019ha fatto per gratitudine verso Dante che defin\u00ec <em>gente vana<\/em> gli abitanti della citt\u00e0.<br>L\u2019atteggiamento noncurante e rinunciatario dei senesi verso un autore come Cecco, a mio parere destinato presto a essere riconosciuto come la gloria maggiore per Siena, si spiega solo con la loro cieca fiducia riposta in cattedratici filofiorentini, non solo italiani, che si appoggiano a vicenda marciando uniti in colonna, legati ai propri interessi, fermi su posizioni secolari e timorosi di fare una brutta figura se risultasse che non abbiano saputo distinguere un numero rilevanti di falsi presenti non solo nella letteratura italiana delle origini, ma anche nell\u2019intero patrimonio letterario europeo, da Omero fino al cosiddetto Boccaccio.<br>Siamo solo all\u2019inizio di una rivoluzione destinata a dare un nuovo assetto alla letteratura su cui \u00e8 basata l\u2019istruzione scolastica di mezzo mondo.<br>Per fare un altro esempio significativo, sar\u00e0 da togliere a Marco Polo la paternit\u00e0 di un grande capolavoro come il <em>Milione<\/em>, attribuito a uno sconosciuto mercante veneziano, improbabile autore di un unico libro nel quale domina il senese antico, in parte abilmente alterato da Cecco.<br>Siccome la faccenda \u00e8 un po\u2019 ardua e lunga a spiegarsi, chi voglia rendersi meglio conto di altri particolari e soprattutto di quello piuttosto complesso per cui il personaggio principale della <em>Commedia<\/em> \u00e8 identificabile in Cecco-Boccaccio, non ha che da leggere il mio saggio recente intitolato <em>Una tempesta<\/em> <em>letteraria mette a soqquadro la \u201cCommedia\u201d di Dante e la cultura europea<\/em> (Aracne 2019).<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Firenze nello scorcio fra il Duecento e il Trecento non fu una citt\u00e0 segnata da forti ambizioni culturali. 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