{"id":369,"date":"2018-04-08T14:14:34","date_gmt":"2018-04-08T12:14:34","guid":{"rendered":"http:\/\/www.menottistanghellini.com\/?page_id=369"},"modified":"2018-04-08T14:18:44","modified_gmt":"2018-04-08T12:18:44","slug":"la-formazione-culturale-di-cecco-angiolieri-maestro-di-dante","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.menottistanghellini.com\/index.php\/articoli\/la-formazione-culturale-di-cecco-angiolieri-maestro-di-dante\/","title":{"rendered":"La formazione culturale di Cecco Angiolieri, maestro di Dante"},"content":{"rendered":"<p>Nell&#8217;Etica nicomachea Aristotele sostiene che \u00e8 meglio \u201cnon tenere conto degli affetti personali quando si tratta della salvezza della verit\u00e0\u201d. Ma gi\u00e0 in Platone si trova un tale concetto quando nel <i>Fedone<\/i> si fa dire a Socrate che i suoi interlocutori dovevano preoccuparsi meno di lui e pi\u00f9 della verit\u00e0.<br \/>\nAnche Cicerone nelle <i>Tusculanae Disputationes<\/i> (I, XVIII) afferma che preferisce sbagliare con Platone piuttosto che sostenere cose vere con i pitagorici. Il paradosso del logico Alfred Tarsky, secondo cui \u201cPlatone \u00e8 un nemico, ma nemica pi\u00f9 grande \u00e8 la falsit\u00e0\u201d, porta a dedurre che nessun rapporto di amicizia dovr\u00e0 essere per noi pi\u00f9 importante della verit\u00e0.<br \/>\nTirando le somme: l&#8217;amicizia trova un limite invalicabile nella fedelt\u00e0 connessa con la relazione verso l&#8217;amico, ma siccome \u00e8 massimamente discrezionale stabilire in che cosa consiste la verit\u00e0, il rapporto fra verit\u00e0 e amicizia porterebbe a considerarci esonerati dall&#8217;obbligo morale insito nella relazione con l&#8217;amico.<br \/>\nQuando si tratta di scegliere fra due cose \u201csacre\u201d, privilegiando ora l&#8217;una ora l&#8217;altra, si commette un tradimento, che tuttavia non \u00e8 mai \u201cassoluto\u201d, sia che si scelga la fedelt\u00e0 all&#8217;amicizia o alla verit\u00e0.<br \/>\nHo cercato di riassumere come meglio ho potuto quanto scrive Curi in un articolo apparso su \u201cLa Lettura\u201d del 2\/12\/2017. Se ho sbagliato qualcosa, chiedo scusa perch\u00e9 le mie capacit\u00e0 di mettere a fuoco problemi filosofici sono molto modeste e a me, pi\u00f9 che a risolvere questa, che non sono proprio sicuro se sia opportuno chiamare antinomia o in qualche altro modo, sta a cuore una questione pi\u00f9 vasta che comprende in blocco la cultura europea.<br \/>\nSe Platone e Aristotele, come sostengo da anni, fossero solo pseudonimi del falsario senese che nel XIV secolo compose le opere da lui attribuite non solo ai due massimi filosofi, ma anche a tanti altri autori greci e latini, Cecco Angiolieri, il vero autore dei surrogati di una gran massa di capolavori scomparsi nel buco nero delle invasioni barbariche, con questo piano mir\u00f2 a riempire le lacune della cultura europea creando una produzione letteraria con cui si prese gioco dell&#8217;umanit\u00e0, della sua logolalia e delle sue convinzioni talvolta aleatorie e assurde.<br \/>\nSi nascose non solo dietro le opere attribuite a Platone e a Aristotele, ma anche anche dietro quelle molto numerose che fanno capo a Cicerone, un bravo avvocato e un influente uomo politico trasformato dal senese in letterato di prim&#8217;ordine e perfino in specialista capace di risolvere almeno in parte le difficolt\u00e0 testuali, talvolta insormontabili, presenti nel <i>De rerum natura <\/i>del poeta epicureo Lucrezio, sconvolto e portato alla pazzia e alla morte dagli effetti di un filtro d&#8217;amore.<br \/>\nCome testimone autorevole di questa storiella, capace di far nascere non pochi dubbi, si presenta addirittura Girolamo, grande letterato innalzato alla santit\u00e0 dalla Chiesa per i suoi meriti di traduttore dei testi sacri, ma forse pi\u00f9 precisamente un rielaboratore dotato di idee molto personali sconfinanti nell&#8217;eresia.<br \/>\nNessun altro se non un grande giullare colto come Cecco (il maestro tuttora sconosciuto di Dante Alighieri), in grado di servirsi alla perfezione di lingue morte e vive europee, avrebbe potuto architettare questo piano letterario incredibile.<br \/>\nI posteri, orgogliosi del proprio glorioso passato, da secoli continuano a ritenere solido e affidabile un imponente castello di carte, incuranti di recenti ipotesi, ritenute folli, di un maestrucolo come me, tagliato fuori dai canali culturali che contano in Italia e nel mondo occidentale.<br \/>\nIl fatto \u00e8 che Cecco non si limit\u00f2 a un piano destinato dopo poco la sua morte a rivelarsi una buffonata piena di irrisioni nei confronti dei dotti che ne avrebbero sostenuta l&#8217;autenticit\u00e0. Il senese ci lavor\u00f2 sopra con tanto impegno geniale e seriet\u00e0, che nonostante qualche voce isolata contraria, un favore incondizionato e quasi unanime al riguardo \u00e8 bastato a eliminare ogni dubbio per secoli. Tanto pi\u00f9 che all&#8217;inizio un atteggiamento contrario sarebbe stato considerato nocivo alla gloria di Firenze, in massima parte basata sulla <i>Commedia<\/i>: il pensiero che Dante si fosse limitato a scrivere quel solo capolavoro non pass\u00f2 nemmeno nell&#8217;anticamera del cervello dei suoi concittadini pi\u00f9 colti.<br \/>\nCos\u00ec sul nome e cognome dell&#8217;Alighieri, apposti dal falsario nel frontespizio di svariate opere dantesche cosiddette minori, nessuno ebbe a che ridire.\u00a0In chi avesse invocato una maggiore cautela si sarebbe visto come il nemico di una citt\u00e0 ricca per le sue intraprese industriali e commerciali, ma non certo eccelsa per cultura fino al XIV secolo inoltrato.<br \/>\nProvate oggigiorno a sostenere non solo in qualche ambiente universitario, ma anche in una piazza di Firenze che la <i>Vita nova<\/i> o le <i>Rime<\/i>, per di pi\u00f9 contenenti molte espressioni tipiche del senese antico, sono dei falsi: vi andr\u00e0 di lusso se sarete trattati solo a male parole.<br \/>\nIn fondo, quando Platone, Aristotele e Cicerone parlano dei rapporti umani, lo fanno animati da grande seriet\u00e0. Chi mai avrebbe potuto arguire dalle loro parole e dai loro atteggiamenti propri di grandi pensatori che in essi fosse presente qualche intento di irrisione o vendetta contro i propri simili?<br \/>\nOggi su Cecco siamo venuti a conoscere tante cose finora ignorate. Ci eravamo fatta l&#8217;idea, ricavata dall&#8217;unica opera con il suo vero nome, vale a dire quel centinaio di sonetti composti in senese antico, che oltre a un bravo poeta realistico fosse una semispecie di giullare incline ai banchetti, alle allegre comitive spensierate e spenderecce, agli amori con le donne giovani e belle, al gioco, tutti vizietti capaci di azzerare un&#8217;eredit\u00e0 paterna cospicua.<br \/>\nNon sta proprio cos\u00ec. Questo bisessuale, per di pi\u00f9 eretico, oltre che dedito alla cultura enciclopedica, fu un grande conoscitore delle lingue europee maggiori e perfino della lingua ebraica.<br \/>\nA mio parere quei sonetti in gran parte costituiscono una creazione fuorviante escogitata dal senese per lasciare di s\u00e9 un&#8217;immagine lontana dalla realt\u00e0. Non c&#8217;\u00e8 alcun dubbio che Cecco avesse la passione della buona tavola: ce ne hanno lasciate le prove Dante con il Ciacco del canto dei golosi e Cecco-Boccaccio stesso nel <i>Decameron<\/i>.<br \/>\nLa cultura dell&#8217;Angiolieri fu vasta, profonda e enciclopedica, come per esempio testimonia il suo <i>Tresor<\/i>, ma quando sotto le false vesti di Iacopone da Todi ne assegna in una <i>Lauda<\/i> la colpa, pi\u00f9 che il merito, a suo padre Angioliero descritto come un tiranno, si ha la netta impressione che dica una bugia: la cultura Cecco se la fece con quanto nei suoi viaggi per tutta l&#8217;Italia e per l&#8217;Europa riusc\u00ec a trovare del poco sopravvissuto alle invasioni barbariche, ma soprattutto con doti eccezionali di fantasia mediante la quale anim\u00f2 e arricch\u00ec le scarse notizie del mondo antico provenienti per lo pi\u00f9 da fonti disparate e da tradizioni talvolta leggendarie.<br \/>\nQuanto alla formazione culturale dell&#8217;Angiolieri, dopo che io, dimostrando con l&#8217;analisi del <i>Tresor<\/i> l&#8217;inconsistenza culturale di Brunetto Latini, ho sostenuto che il senese fu il vero maestro di Dante, se le mie ipotesi saranno accolte, gli studiosi negli anni futuri dovranno precisare e decidere se Cecco, partendo dal proprio mondo culturale, sia stato in grado di falsare l&#8217;intera tradizione umanistica.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nell&#8217;Etica nicomachea Aristotele sostiene che \u00e8 meglio \u201cnon tenere conto degli affetti personali quando si tratta della salvezza della verit\u00e0\u201d. 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