{"id":353,"date":"2017-11-23T14:22:29","date_gmt":"2017-11-23T13:22:29","guid":{"rendered":"http:\/\/www.menottistanghellini.com\/?page_id=353"},"modified":"2017-11-23T14:22:29","modified_gmt":"2017-11-23T13:22:29","slug":"alla-faccia-di-dante-alighieri-la-vendetta-di-cecco-boccaccio","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.menottistanghellini.com\/index.php\/articoli\/alla-faccia-di-dante-alighieri-la-vendetta-di-cecco-boccaccio\/","title":{"rendered":"Alla faccia di Dante Alighieri: la vendetta di Cecco-Boccaccio"},"content":{"rendered":"<p>Marco Carminati nel <i>Domenicale<\/i> del \u201cSole 24 Ore\u201d (19\/11\/2017) ha intitolato <i>Alla faccia di Dante<\/i> <i>Alighieri<\/i> un articolo in cui recensisce il saggio dedicato da Sonia Chiodo alla ritrattistica dantesca, inserito nel volume <i>Le vite di Dante dal XIV al XVI secolo<\/i>.<br \/>\nQuesto segna il primo passo di un piano della Salerno Editrice volto all&#8217;edizione commentata delle opere di Dante, in vista del settimo centenario della morte del poeta fiorentino. Se ho capito bene, la monografia \u00e8 stata presentata qualche giorno fa a Parigi durante una giornata dantesca e il 23 novembre scorso a Milano.<br \/>\nDalla recensione che Paolo di Stefano ha fatta del volume sul \u201cCorriere della Sera\u201d (13 novembre) mi sembra di aver capito che novit\u00e0 di rilievo non siano emerse rispetto alle biografie dantesche di Pasquini (2007), Gorni (2008), Santagata (2012), Inglese (2015). Chi avr\u00e0 la pazienza di leggere quest&#8217;articolo, si accorger\u00e0 che, se ho ragione, pubblicazioni come quella di Enrico Malato, che ignorano l&#8217;esistenza di una sottostante questione dantesca, appaiono premature e inopportune, tanto pi\u00f9 che lo stesso <i>Trattatello<\/i> attribuito al Boccaccio cela in s\u00e9 qualcosa di cui vale la pena di discutere.<br \/>\nI ritratti di Dante a noi noti deriverebbero da un prototipo presente negli affreschi tracciati da Giotto e dai suoi scolari nella Cappella del Palazzo del Bargello, scialbati quando l&#8217;edificio fu trasformato in prigione.<br \/>\nNel 1837, liberati dallo scialbo e dalle manomissioni di un restauratore, i tratti del volto del poeta apparvero molto simili a quelli descritti dal Boccaccio nel <i>Trattatello in laude di Dante<\/i>. Le caratteristiche pi\u00f9 evidenti sono il volto lungo, la barba e i capelli crespi e neri, gli occhi grossi, il labbro inferiore prominente e il naso aquilino.<br \/>\nCarminati riporta un passo famoso della prima redazione del <i>Trattatello<\/i>: <i>Fu adunque questo nostro poeta di<\/i> <i>mediocre statura, e, poi che alla matura et\u00e0 fu pervenuto, and\u00f2 alquanto curvetto, e era il suo andare grave e mansueto, d&#8217;onestissimi panni sempre vestito, in quello abito che era alla sua maturit\u00e0 convenevole. Il suo volto fu lungo, e il naso aquilino, e gli occhi anzi grossi che piccioli, le mascelle grandi, e dal labro di sotto quel di sopra avanzato; e il colore era bruno, e i capelli e la barba spessi, neri e crespi, e sempre nella faccia malinconico e pensoso.<br \/>\n<\/i>Ritengo utile trascriverne anche la seconda redazione:<i> Fu il nostro poeta di mediocre statura, ed ebbe il volto lungo e il naso aquilino, le mascelle grandi, e il labbro di sotto proteso tanto, che alquanto quel di sopra avanzava; nelle spalle alquanto curvo, e gli occhi anzi grossi che piccoli, e il colore bruno, e i capelli e la barba crespi e neri, e sempre malinconico e pensoso.<br \/>\n<\/i>Lo scrittore qui \u00e8 pi\u00f9 conciso e deciso, calcando forte la mano sui difetti fisici di Dante, aggravati dall&#8217;aria malinconica del poeta: <i>alquanto curvetto<\/i> diventa <i>alquanto curvo.<\/i> Con una lieve modifica lo scrittore ha mirato non solo a eliminare la ripetizione di <i>and\u00f2<\/i> e <i>andare<\/i>, ma soprattutto a mettere in risalto che Dante era proprio gobbo.<br \/>\nA mio parere il <i>Trattatello<\/i> \u00e8 tutt&#8217;altro che una <i>laude<\/i> di Dante, e non solo per la descrizione delle sue caratteristiche fisiche. Bisognerebbe che i commentatori smettessero di ripetere che il Boccaccio provava forte ammirazione verso il sommo poeta, sconfinante nella venerazione. Non \u00e8 affatto cos\u00ec.<br \/>\nGi\u00e0 nel 2012, in un saggio intitolato <i>Risolta la questione omerica<\/i>, ipotizzai nel <i>Tresor<\/i> un falso dell&#8217;Angiolieri e in altro saggio dell&#8217;anno successivo (<i>Da grovigli di falsi esce un Dante sconosciuto<\/i>) trattai della questione di ser Brunetto con altri particolari di rilievo.<br \/>\nGi\u00e0 a cominciare dal mio saggio intitolato <i>Il Decameron\u201d \u00e8 di Cecco Angiolieri<\/i> (Siena 2009) sostenni che il cosiddetto certaldese sarebbe uno pseudonimo di Cecco. In alcuni articoli recenti comparsi sulla rivista \u201cLe Antiche Dogane\u201d ho segnalato anche qualcosa di molto pi\u00f9 importante che, se accolta, finirebbe per risolvere quella che, ignorata da tutti gli specialisti, costituisce la questione dantesca, a mio parere non meno rilevante di quella omerica perch\u00e9 \u00e8 alla base dell&#8217;autenticit\u00e0 non solo delle opere minori dantesche, ma anche di gran parte della letteratura italiana delle origini e dei capolavori che costituiscono la gloria di grandi paesi dell&#8217;Europa dell&#8217;antichit\u00e0 classica e di quella altomedievale.<br \/>\nIl guaio grosso \u00e8 nato anche per il caratteraccio di Dante, superbo e bilioso, ma soprattutto per il campanilismo dei fiorentini dotti, Cruscanti compresi, ostinati a voler accrescere oltre misura la gloria del proprio poeta, autore della <i>Commedia<\/i>, attribuendogli in base alle didascalie dei codici opere minori che non pu\u00f2 avere scritte, quelle in volgare perch\u00e9 presentano forme idiomatiche caratteristiche del senese antico e quelle in latino perch\u00e9 Dante conosceva molto male la lingua dei dotti, per confessione del suo vero maestro, non certo il funzionario comunale ser Brunetto, quest&#8217;ultimo neanche sodomita per ammissione ripetuta ben cinque volte dall&#8217;autore vero del <i>Tresor<\/i>.<br \/>\nCecco, notaio senese, il pi\u00f9 vecchio dei due, fu non solo amico di Dante ma anche il suo maestro. La prova inoppugnabile di questo risale a qualche mese fa: ho scoperto che Cecco, nel tentativo di gettare un fascio di luce sulla faccenda, tramite il suo <i>alter ego<\/i> Giovanni Boccaccio nel sottotitolo del <i>Decameron<\/i>, a distanza di molti anni dalla morte dell&#8217;Alighieri, per scrollarsi di dosso l&#8217;infamante accusa dantesca scrive in modo un po&#8217; criptico: <i>Comincia il libro chiamato Decameron,<\/i> <i>cognominato prencipe Galeotto, nel quale si contengono cento novelle in diece d\u00ec dette da sette donne e da tre giovani uomini.<br \/>\n<\/i>L&#8217;allusione al V canto dell&#8217;<i>Inferno<\/i>, quello di Paolo e di Francesca, \u00e8 chiara anche se finora nessuno anche fra gli editori pi\u00f9 recenti ha capito il motivo che spinse l&#8217;autore a farla e a definire <i>prencipe Galeotto<\/i> il suo <i>Decameron<\/i>.<br \/>\nQuel breve sottotitolo a me \u00e8 apparso risolutivo: lo pseudonimo \u201cChretien de Troyes\u201d, alludendo a Troia e ai falsi tardomedievali dell&#8217;<i>Iliade<\/i> e dell&#8217;<i>Odissea<\/i>, additerebbe in Cecco l&#8217;Omero cristiano, \u201cil principe dei poeti\u201d, ben diverso dal \u201cGaleotto\u201d di Dante. Inoltre, da parole senza dubbio senesi come <i>prencipe<\/i> e <i>diece<\/i>, si deduce che chi volutamente le ha usate \u00e8 nato a Siena e non a Certaldo.<br \/>\nA questo punto si ha fra le mani uno strumento decisivo per stabilire che il nome di Giovanni Boccaccio \u00e8 destinato a sparire dalle letterature mondiali. Cecco Angiolieri diverrebbe un astro di prima grandezza non solo nella letteratura italiana delle origini e nelle letterature di Atene e Roma, ma anche in quelle dell&#8217;Europa altomedievale. Definirlo un falsario \u00e8 riduttivo. Senza il suo genio smisurato e la sua ostilit\u00e0 verso Dante la civilt\u00e0 occidentale sarebbe stata ai nostri giorni un pallido riflesso di quella che \u00e8.<br \/>\nQuesta non \u00e8 una notizia insignificante, ma nessun quotidiano e nessuna rivista letteraria di rilievo l&#8217;hanno degnata di un solo accenno. I senesi, che di pi\u00f9 guadagnerebbero per vari motivi da una rivoluzione del genere, muti come pesci, eternamente indaffarati a parlare di palio, del Monte dei Paschi e di sport.<br \/>\nForse tifano anche a favore dei fiorentini, al campanilismo dei quali risale in maggior misura la nascita di un guaio simile, che potrebbe far sparlare l&#8217;intellighenzia mondiale dei \u201csoliti italiani\u201d.<br \/>\nSiena e Firenze ormai sono diventate compagne di merende per i comuni ideali e interessi politici. Firenze non intende perdere il Boccaccio cui \u00e8 fortemente legata, e a ragione, tuttavia dovr\u00e0 aprirsi a riconoscere la vera identit\u00e0 del Boccaccio e la grandezza di Cecco: nella seconda met\u00e0 del Duecento era una citt\u00e0 ricca per i suoi traffici mercantili ma un po&#8217; ignorantella, come riconobbe Billanovich.<br \/>\nSenza Cecco molto probabilmente non esisterebbe neppure la <i>Commedia<\/i>. Ser Brunetto Latini con la formazione di Dante non ha niente a che vedere: era un funzionario comunale, dotato di cultura limitata, che non sarebbe stato in grado di comporre non solo il <i>Tresor<\/i>, ma neanche il <i>Tesoretto<\/i>, tutta merce preziosa di Cecco.<i> <\/i>Non si pu\u00f2 dire che Dante nella <i>Commedia<\/i> abbia mentito definendo Brunetto il suo \u201ccaro maestro\u201d. Certamente conobbe e fu amico di Brunetto, ma scaltramente se ne \u00e8 servito come paravento per non nominare direttamente nel poema il suo vero e odiato maestro senese.<br \/>\nQuando infatti a un certo punto i due amici per vari motivi (politici, religiosi e culturali) da sodali affettuosi divennero fieri nemici, rinfacciandosi a vicenda peccati infamanti, Dante, che riteneva Cecco un pluripeccatore immondo, non lo menziona mai nella <i>Commedia<\/i> con il suo vero nome, ma fa ricorso agli pseudonimi vari cui il senese aveva attribuito la paternit\u00e0 dei falsi miranti a irridere e a colpire il suo vecchio amico e alunno.<br \/>\nBrunetto Latini, Guido Guinizzelli, Guido Cavalcanti, Guittone e Bonagiunta da Lucca sono semplici controfigure di Cecco il falsario. Ma la cosa \u00e8 complessa e il senese appare anche sotto i nomi di Ciacco, maestro Adamo, Sordello e altri. Sospetto che lo stesso Virgilio venga visto da Dante come uno pseudonimo del suo nemico. Della questione molto ardua e di grande rilievo ho parlato nell&#8217;articolo intitolato <i>Domenico Comparetti,<\/i> <i>farmacista-filologo, e il suo\u201cVirgilio nel Medioevo <\/i>(\u201cLe Antiche Dogane\u201d, febbraio-marzo 2017).<br \/>\nLa conseguenza di tutto questo, forse avvertita solo in parte da Dante, pur molto avveduto ma trascinato da risentimento fiero e quasi incontrollabile contro il suo nemico, \u00e8 che Cecco finisce per divenire il personaggio principale del poema sacro, per me il poema dell&#8217;odio.<br \/>\nNon \u00e8 accettabile che dopo sette secoli l&#8217;interpretazione delle parti pi\u00f9 notevoli della <i>Commedia<\/i> sia sempre al caro babbo per l&#8217;ignoranza dei dantisti che non hanno imparato a distinguere fra la lingua senese e quella fiorentina e per l&#8217;omert\u00e0 di specialisti di tutto il mondo che per motivi legati alla fama e alla carriera non intendono ammettere i gravi errori che si sono commessi in passato.<br \/>\nSiamo solo all&#8217;inizio della soluzione relativa alla questione dantesca, ma forse la parte pi\u00f9 difficile \u00e8 ormai alle spalle. Il guaio \u00e8 che finora da nessuno in Italia e altrove \u00e8 stata fatta una sola parola al riguardo.<br \/>\nO gli specialisti sono convinti delle proprie ragioni e ritengono perfino inutile e indecoroso menzionare il mio nome di aspirante filologo oppure esitano a tirare in ballo una questione per loro molto pericolosa e non onorevole. Durante gli anni in cui insegnai con poca passione alla scuola media inferiore mi sono fatto una certa cultura personale nelle letterature europee del passato e all&#8217;universit\u00e0 mi ero messo in luce con una tesi in papirologia greca su una pubblicazione in cui avevano messe le mani filologi come Comparetti e Vitelli. Se ho ragione e non sono matto del tutto, la verit\u00e0 verr\u00e0 fuori prima o poi.<br \/>\nCecco ha dovuto attendere sette secoli nella sua tomba terragna di Certaldo Alto per vedere emergere i primi particolari del suo vasto piano letterario di grande falsario, che sa insieme di beffa e di vendetta contro l&#8217;umanit\u00e0 legata a una politica e a una fede religiosa per lui dominate da eccessiva smania di potere e di ricchezza.<br \/>\nA troppi sta a cuore che questo piano venga fuori il pi\u00f9 tardi possibile, ma tale comportamento \u00e8 meschino e indegno di quanti tramite gli studi letterari dovrebbero mirare soprattutto a far emergere la verit\u00e0 e non a nascondere errori per interesse personale, dando un cattivo esempio a quanti li seguono come luminari.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Marco Carminati nel Domenicale del \u201cSole 24 Ore\u201d (19\/11\/2017) ha intitolato Alla faccia di Dante Alighieri un articolo in cui recensisce il saggio dedicato da Sonia Chiodo alla ritrattistica dantesca,.. <a href=\"https:\/\/www.menottistanghellini.com\/index.php\/articoli\/alla-faccia-di-dante-alighieri-la-vendetta-di-cecco-boccaccio\/\" class=\"readmore\">read more<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":49,"menu_order":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.menottistanghellini.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/353"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.menottistanghellini.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.menottistanghellini.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.menottistanghellini.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.menottistanghellini.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=353"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.menottistanghellini.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/353\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":354,"href":"https:\/\/www.menottistanghellini.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/353\/revisions\/354"}],"up":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.menottistanghellini.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/49"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.menottistanghellini.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=353"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}