{"id":306,"date":"2016-01-22T14:15:09","date_gmt":"2016-01-22T13:15:09","guid":{"rendered":"http:\/\/www.menottistanghellini.com\/?page_id=306"},"modified":"2016-01-22T14:34:39","modified_gmt":"2016-01-22T13:34:39","slug":"lattuale-invasione-delleuropa-vista-attraverso-i-falsi-di-cecco-angiolieri-2","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.menottistanghellini.com\/index.php\/articoli\/lattuale-invasione-delleuropa-vista-attraverso-i-falsi-di-cecco-angiolieri-2\/","title":{"rendered":"L&#8217;attuale invasione dell&#8217;Europa vista attraverso i falsi di Cecco Angiolieri"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\" align=\"LEFT\">Chi per primo cap\u00ec le conseguenze pi\u00f9 gravi delle grandi invasione barbariche, che esasperarono la crisi dell&#8217;impero romano e portarono ai cosiddetti secoli bui dell&#8217;Europa altomedievale, nacque a Siena nella seconda met\u00e0 del Duecento. Quando, non si sa di preciso.<br \/>\nSi chiamava Cecco Angiolieri, aveva fatto studi per diventare notaio, e finora \u00e8 noto solo come autore di un centinaio di sonetti: molto intelligente, aveva grande passione per la letteratura e per la cultura enciclopedica. <span style=\"font-family: Times New Roman, serif;\">\u00c8<\/span> congettura comune che sia stato un po&#8217; pi\u00f9 vecchio di Dante, nato nel 1265.<br \/>\nPer motivi che ho spiegato altrove e che sarebbe troppo lungo riassumere, sono pi\u00f9 propenso a pensare che sia stato circa dieci anni pi\u00f9 giovane del fiorentino, dapprima suo amico e alunno, divenuto in seguito il suo pi\u00f9 grande nemico.<br \/>\nPer ora si pu\u00f2 anche fare a meno di precisare meglio particolari come questi, tanto pi\u00f9 che ce ne sono altri non meno importanti da mettere in luce. Uno, per esempio, \u00e8 che i familiari del senese, originari forse delle Marche o dell&#8217;Umbria, erano ebrei convertiti. Ce lo suggerisce il cognome stesso Angiolieri e il fatto che fossero banchieri. Il severo e imperioso Angioliero, suo padre, lo costrinse a studi molto duri e perfino a apprendere l&#8217;antico ebraico.<br \/>\nCe lo dice lo stesso Cecco, nascosto sotto le vesti del suo prestanome Iacopone da Todi, che in una delle <i>Laude<\/i> ci informa in parte sulla propria formazione culturale.<br \/>\nAltra peculariet\u00e0 del senese era quella di avere un carattere allegro e giullaresco, che lo rendeva bene accetto in feste e banchetti, mentre altri aspetti della sua personalit\u00e0 ce lo mostrano come iracondo e bisessuale. La natura a volte esige compensi: suo nonno, di nome Angioliero anche lui, famoso per aver fatto ingenti prestiti al papa Gregorio IX, era un donnaiolo accanito, tanto che a Siena era stato soprannominato Solaf\u00ecca.<br \/>\nLe passioni di Cecco erano altre, anche se con le donne ci andava, almeno a leggere i <i>Sonetti<\/i>, l&#8217;unica opera con il suo vero nome nel frontespizio, e altre composizioni attribuite a suoi prestanome, ma sue per lo stile inconfondibile.<br \/>\nE che non fosse impotente lo provano i cinque figli avuti dalla moglie, a lui invisa, che forse si chiamava Ughetta Casali e apparteneva a una famiglia illustre di Cortona. A Siena, dove si conoscevano bene le sue inclinazioni sessuali, forse nessuna ragazza avrebbe acconsentito a sposarlo, sebbene sua madre fosse una Salimbeni e lui fosse figlio unico, destinato a ereditare un patrimonio molto ingente che disprezzava e che, quando alla morte di Angioliero fin\u00ec nelle sue mani, dissip\u00f2 alla svelta, forse perch\u00e9 la maggior parte di quei soldi, in gran misura appartenuti alla Chiesa di Roma, per lui erano farina del diavolo.<br \/>\nCecco aveva tanti difetti, ma seppure indirettamente ci ha confessato molto di s\u00e9. Basta capire gli pseudonimi sotto i quali si \u00e8 nascosto, e sono numerosi.<br \/>\nSe fosse dipeso da lui, non avrebbe mai fatto lo sbaglio di sposarsi, ma Angioliero era un uomo tutto di un pezzo e si illudeva che il figlio, formandosi una famiglia, avrebbe abbandonato un modo di vivere disordinato, con inclinazioni sessuali fuori ordinanza e chiacchierate in citt\u00e0.<br \/>\nCecco, servendosi addirittura dello pseudonimo femminile di Compiuta Donzella e identificandosi in questa \u201cragazza dotata di perfetta cultura\u201d, ci racconta tutto della faccenda. Il guaio \u00e8 che gli studiosi ancora non l&#8217;hanno capita e fanno di tutto per non capirla. Forse questo basterebbe a far nascere molti dubbi su una gi\u00e0 vacillante letteratura italiana delle origini.<br \/>\nAnche il fatto, per esempio, che Cecco sia stato multato un paio di volte per non aver rispettato il coprifuoco vigente in citt\u00e0 ci dice molto della sua intensa vita notturna. La conferma arriva da un suo sonetto un po&#8217; osceno, da lui attribuito a un certo Granfione. Odiava le armi e le guerre, e fu un cattivo soldato. Sappiamo che durante l&#8217;assedio posto dalla repubblica senese al castello maremmano di Turri si allontan\u00f2 pi\u00f9 volte senza licenza per tornare a Siena.<br \/>\nEra guelfo accanito, ma odiava i papi e la Chiesa di Roma perch\u00e9 la loro ricchezza sfacciata per lui costituiva un insulto agli ideali cristiani aperti verso i poveri e i derelitti. Di qui a caldeggiare gli ideali patarini, fortemente osteggiati dall&#8217;alto clero, e poi quelli francescani, il passo fu breve.<br \/>\nIl suo prestanome Ruggeri Apugliese ci racconta, in una composizione poetica mutila ma di grande potenza e realismo descrittivi, il processo cui fu sottoposto a Siena dalle autorit\u00e0 religiose sotto l&#8217;accusa di patarinismo, vale a dire eresia, accusa che allora implicava anche la condanna al rogo.<br \/>\nCecco in un documento pubblico figura deceduto prima del 1313, e in un altro dell&#8217;anno precedente i suoi figli avevano rinunciato alla sua eredit\u00e0 piena di debiti. Ma in un modo o in altro lui, scaltro e intelligente, deve essere riuscito a mettersi in salvo da quella condanna fuggendo in esilio per vivere nell&#8217;ombra sotto una selva di nomi inventati via via.<br \/>\nLa mia non \u00e8 una semplice e facile congettura di comodo. Mi sento di sostenerla con decisione perch\u00e9, se lo si fa morire verso il 1313 seguendo i manuali, non si saprebbe a chi attribuire i pi\u00f9 grandi capolavori, gloria della nostra civilt\u00e0 occidentale.<br \/>\nTanto per fare solo pochi nomi, senza Cecco oggi non leggeremmo le opere attribuite a Omero, Platone, Aristotele, Virgilio e ai santi Gerolamo e Agostino, non perch\u00e9 le abbia riscoperte lui, ma perch\u00e9 \u00e8 stato lui a ricrearle e a farle rivivere. Siamo seri e teniamo presente questo: come \u00e8 possibile che per una decina di secoli delle letterature di Atene e Roma non se ne sia saputo pi\u00f9 niente, e poi all&#8217;improvviso dalle tenebre del nulla siano riemersi tanti codici meravigliosi in grado di far sbocciare insperatamente una civilt\u00e0 chiamata Rinascimento?<br \/>\nPrima c&#8217;era il deserto. Se ne rese conto anche il senese grazie alla sua passione di enciclopedico portato a viaggiare per l&#8217;Europa e per altre parti del mondo allora conosciuto, sul dorso delle mule, animali per i quali un giullare colto come lui aveva una vera passione, forse anche per la natura ibrida dell&#8217;animale, simile alla propria, e forse perch\u00e9 la mula, in base alla antica religione pagana, faceva parte del corteggio di Bacco e di Sileno: i satiri se ne servivano addirittura per sfogare la propria lascivia.<br \/>\nMa Cecco talvolta, viste le sue non floride condizioni economiche, si deve essere servito del famoso cavallo del santo.<br \/>\nViaggi\u00f2 per l&#8217;Italia tutta, visitando conventi e monasteri, soprattutto quest&#8217;ultimi, in cerca di opere dell&#8217;antichit\u00e0. Non esit\u00f2 nemmeno a spingersi in Francia, in Inghilterra, in Irlanda, ma soprattutto laddove, come in Belgio, Olanda e Germania, luoghi pi\u00f9 sicuri, sperava di trovare quanto fosse sopravvissuto alle invasioni barbariche che sconvolsero e portarono alla rovina l&#8217;impero romano.<br \/>\nSi spinse perfino a Costantinopoli e in Egitto. Ma deve aver trovato ben poco di quanto pensava che fosse rimasto delle opere del mondo greco-romano.<br \/>\nDi l\u00ec il suo piano di ricreare i capolavori perduti delle antiche civilt\u00e0 e di piazzarli nelle biblioteche dei monasteri pi\u00f9 sicuri d&#8217;Europa. Un altro avrebbe ritenuto impossibile tutto questo e ci avrebbe rinunciato in partenza, ma non lui, con la sua intelligenza geniale, la sua fantasia, e soprattutto la sua facilit\u00e0 di apprendere le lingue, morte o vive.<br \/>\nLa sua prima grande passione letteraria fu quella per i romanzi in prosa e in poesia del ciclo bretone e arturiano. Dominava con facilit\u00e0 il francese antico e scrisse opere piene di amori, con i personaggi di Lancillotto, Ginevra, Tristano, Palamides, di lotte e avventure con al centro il re Art\u00f9 e il mago Merlino, proiettate nel mondo cavalleresco medievale. Un&#8217;altra sua gloria \u00e8 quella di aver fatto rivivere, rifacendosi a una cronaca ipotetica attribuita a Turpino ma senz&#8217;altro scritta da lui nell&#8217;antico francese e nel volgare italiano, personaggi dell&#8217;epopea carolingia come il suo pi\u00f9 grande imperatore, paladini come Orlando e Olivieri, le guerre fra cristiani e saraceni.<br \/>\nSembra perfino strano che uno come lui, che odiava la violenza e le guerre, figlie del desiderio di potenza e ricchezza, abbia indugiato tanto su temi come questi, ma alla base di tutto c&#8217;\u00e8 la sua natura di giullare colto.<br \/>\nEppoi i suoi ideali cavallereschi fanno leva soprattutto sulla difesa dei pi\u00f9 deboli e diseredati, e le lotte e i duelli che descrive a lungo mirano a far trionfare la giustizia, a condannare la natura tracotante degli uomini e anche a dare qualche istante di felicit\u00e0 ai miserabili tramite i suoi eroi guerrieri, generosi dei propri averi e pronti a mettere a rischio la propria giovane vita per gli altri.<br \/>\nL&#8217;ho sostenuto ampiamente e nessuno ci ha detto sopra una parola: Cecco si nascose anche sotto quello che \u00e8 ritenuto il poeta francese pi\u00f9 grande prima di Dante, vale a dire Chr\u00e9tien de Troyes, sul quale si \u00e8 scritto tanto e capito poco. Non sono certo casuali il suo nome e il suo cognome. Il secondo fa pensare, oltre che a una citt\u00e0 della Francia medievale, anche alla Troia omerica, costretta a una guerra sanguinosa condotta da greci avidi e spietati contro pacifici pastori, con il pretesto di un&#8217; umanissima vicenda d&#8217;amore fra due giovani.<br \/>\nGli stessi suoi poemi come l&#8217;<i>Iliade,<\/i> l&#8217;<i>Odissea<\/i> e l&#8217;<i>Eneide<\/i> sembrerebbero in aperta contraddizione con la sua natura e i suoi ideali. Ma non \u00e8 cos\u00ec: dietro i duelli infiniti dell&#8217;<i>Iliade<\/i> c&#8217;\u00e8 la ripulsa del sangue versato nelle guerre nate dal desiderio di maggiore potenza e ricchezza e l&#8217;eroe dell&#8217;<i>Odissea<\/i> non \u00e8 tanto Ulisse quanto l&#8217;antropofago ciclope Polifemo, il cui nome stesso cela un fine poeta desideroso di vendicare i pacifici pastori troiani, aggrediti dai greci ingannatori e avidi con il pretesto di una vicenda d&#8217;amore.<br \/>\nAnche il personaggio di Enea non \u00e8 bene in chiave con gli ideali di Cecco, ma secondo lui le strutture dell&#8217;impero di Roma, edificate con il sangue e i sacrifici di tanti popoli assoggettati per volont\u00e0 di potenza e desiderio di ricchezza, avrebbero spianato la strada alla provvidenza divina nell&#8217;intento di riunire tanti popoli pagani cementandoli con la fede cristiana, in vista di un&#8217;umanit\u00e0 futura non tormentata da eccessive disparit\u00e0 economiche.<br \/>\nOgni tanto dalle sue opere fanno capolino, oltre alla formazione giovanile patarina e francescana, anche i principi comunistici del suo <i>alter ego<\/i> Platone, nel quale non appare strana l&#8217;ammirazione per gli spartani bellicosi e valorosi: essi, conducendo una vita dura, morigerata e aliena dal lusso, non erano animati da ideali di potenza e di ricchezza come, per esempio, gli ateniesi. Si spiegano cos\u00ec le simpatie per il regime spartano nel personaggio di Socrate, di cui ci hanno parlato Platone e Senofonte, pseudonimi del senese, animati dagli stessi ideali politici.<br \/>\n<i>Le \u201cBucoliche\u201d e le \u201cGeorgiche\u201d di Cecco-Virgilio rispecchiano la mentalit\u00e0 del senese che esalta la vita semplice e modesta dei pastori e dei contadini, dura ma dispensatrice di lavoro e di pace. Il commercio, invece, infondendo negli uomini il desiderio della ricchezza, li spinge a vivere pericolosamente, a affrontare rischi di ogni genere per l&#8217;ansia di possedere sempre di pi\u00f9.<br \/>\n<\/i>Ho scritto queste parole in un articolo intitolato \u201cVirgilio ricreato da Cecco. Ipotesi sul metodo di lavoro del senese\u201d (<i>Da grovigli di falsi esce un Dante sconosciuto&#8230;<\/i>, ilmiolibro.it, Siena 2013, pp. 59-63). Nell&#8217;articolo successivo ho messo in luce che amava le api, la cui vita per lui avrebbe avuto molte caratteristiche comuni con quella di spartani, monaci, frati.<br \/>\nArriva a farne parlare quattro suoi portavoce: Virgilio in quanto poeta inimitabile, Plinio il Vecchio con le sue nozioni di grande naturalista, Varrone, appassionato e curioso cultore enciclopedico, Columella con la sua esperienza pratica di abile agricoltore che intende giovare ai contadini laboriosi.<br \/>\nTutto questo non esclude certo che tutti gli autori menzionati sopra siano esistiti e abbiano scritto alcune opere a loro attribuite, ma non certo quelle che leggiamo noi.<br \/>\nNella parte finale dello scritto ho sostenuto che il falsario, se non si vuole ricorrere all&#8217;ipotesi estrema che abbia distrutto parte dei codici originali eventualmente rinvenuti, dopo averli forse ricopiati almeno in parte, ci abbia lavorato sopra con la pietra pomice per ottenere nuovo materiale scrittorio di cui aveva continua necessit\u00e0, data la sua immensa fertilit\u00e0 di scrittore.<br \/>\nCon a disposizione pochi dati reali sul mondo antico, in base ai miseri resti scampati alla rapina e alla rovina di biblioteche, monasteri e conventi, costituiti forse da qualche epitome libraria e da qualche cronaca, potrebbe essere riuscito a ricreare i monumenti letterari pi\u00f9 significativi delle civilt\u00e0 greco-romana e altomedievale aiutandosi con il poco in suo possesso e in parte con la fantasia, dote di cui la natura l&#8217;aveva abbondantemente fornito.<br \/>\nLe congetture di cui parlo e scrivo da alcuni anni nessuno specialista le ha ritenute degne di una sola nota. Forse mi sar\u00f2 anche sbagliato, ma perch\u00e9 non prendere in considerazione che potrebbero avere sbagliato tanti studiosi del passato e del presente?<br \/>\nLa filologia non \u00e8 una scienza esatta: quando leggo tante ricostruzioni del testo tr\u00e0dito di qualche opera classica in base ai codici, mi viene da ridere, e rido anche di tante conclusioni dei paleografi, che in base alle scritture sono arrivati a far risalire quei codici a secoli in cui di esse non si sapeva pi\u00f9 niente. Ma a parte i codici, passibili di falsificazioni, che senso ha insistere a dire che, per esempio, l&#8217;autenticit\u00e0 delle opere di Virgilio e di Properzio \u00e8 dimostrata dalle citazioni di Plinio e di Aulo Gellio e altri, se ho ragione io a sostenere che Plinio e Aulo Gellio, e non sono i soli a citare quelle opere, sarebbero pseudonimi di Cecco?<br \/>\nE se Cecco fosse stato pi\u00f9 bravo e pi\u00f9 abile di tanti specialisti dei tempi passati e presenti? Si tenga presente che non era un professore (anche se a Firenze aveva iniziato Dante alla letteratura, e a Milano per breve tempo, sotto il nome di Bonvesin da la Riva, aveva istituito una specie di scuola privata che metteva in grado i giovani di affrontare gli studi universitari), ma un uomo di genio che ha ricreato autori del livello di Platone e Aristotele, per i quali i professori stravedono.<br \/>\nSe attraverso articoli e saggi sono arrivato a scoprire dei bellissimi falsi in tutte le opere minori attribuite a Dante, che per quelle in volgare avrebbe usato un improbabile antico idioma senese e che, con la sua cattiva conoscenza del latino, per la quale il suo maestro Cecco lo ha preso spesso in giro, non sarebbe stato in grado di comporre opere come il <i>De vulgari eloquentia,<\/i> le <i>Egloghe<\/i> e le <i>Epistole<\/i>, \u00e8 probabile che il falsario abbia invaso il campo della letteratura italiana delle origini e di quelle europee, da Omero fino al tardo Medioevo.<br \/>\nSe avessi ragione a sostenere quanto sopra, Cecco sarebbe un grandissimo artista, certamente il pi\u00f9 grande esistito al mondo, senza dubbio un falsario, ma delle sue opere infinite si arriverebbe a capire la sublimit\u00e0 e l&#8217;importanza solo se per ipotesi si provasse a eliminarle come spurie: la letteratura greca, tranne quella frammentaria riemersa dai papiri d&#8217;Egitto, sparirebbe insieme a quella latina, questa priva quasi del tutto dell&#8217;appoggio di scoperte papiracee rilevanti, ma scomparirebbe anche quella latina altomedievale.<br \/>\nCi troveremmo con un abisso culturale alle spalle: forse meglio i grandi falsi di Cecco che niente, ma per divenire maggiormente consapevoli di questo, sar\u00e0 necessario vagliarli a fondo fino a ottenere pochi dati sicuri, liberi dalle ricostruzioni geniali del senese, e confermati da scoperte archeologiche pi\u00f9 sicure, se sar\u00e0 possibile.<br \/>\nLa perdita di tante opere dell&#8217;antichit\u00e0 finir\u00e0 per apparire culturalmente incolmabile.<br \/>\nTutto questo dovrebbe essere per noi una lezione utile per affrontare ai nostri giorni l&#8217;invasione solo apparentemente pacifica di popoli in fuga dalle guerre e dalla miseria, ma soprattutto sospinti da un&#8217;esplosione demografica dirompente. Sono convinto che se i principi morali cristiani non avessero finito di fiaccare gli antichi romani, le cose allora sarebbero andate diversamente: ma senza tirare in ballo tante ipotesi, gli invasori in evenienze come queste finiscono sempre per avere la meglio. La crisi delle nostre societ\u00e0 occidentali \u00e8 soprattutto una crisi delle nascite.<br \/>\nLe migrazioni non sono mai pacifiche, ma noi abbiamo la tecnologia, i mezzi e la forza per controbatterle. Fare affidamento sui migranti per risolvere i problemi delle nostre societ\u00e0, come quelli collegati ai debiti pubblici e alle pensioni divenute insostenibili, \u00e8 un errore da respingere. Errori ne sono stati fatti gi\u00e0 troppi.<br \/>\nGli aiuti eccessivi alle popolazioni dei paesi poveri non hanno fatto che provocare un&#8217;esplosione della loro natalit\u00e0. Se fino al 1970 nel mondo eravamo poco pi\u00f9 di tre miliardi, fra non molto di questo passo arriveremo ai nove miliardi di esseri umani i cui problemi non potranno essere risolti da buonismi, ideologie, religioni, tecnologie varie e da saggi di professori universitari, ma solo da guerre atomiche: gli sterm\u00ecni di dittatori come Stalin e Hitler al confronto finirebbero per apparire cose dappoco.<br \/>\nI cambiamenti repentini della cancelliera Merkel sulla soluzione dei problemi migratori appaiono significativi. Lasciarsi piegare ascoltando la parola delle autorit\u00e0 religiose e di politici che aspettano solo di tornare a mettere alla prova i loro ideali e i loro programmi respinti dalla storia, vuol dire condannare alla fine la nostra societ\u00e0 capitalistica, che avr\u00e0 tanti difetti, ma che finora un certo benessere ce lo ha dato.<br \/>\nSbagliarono i romani cristianizzati e ora stiamo di nuovo per fare lo stesso sbaglio anche noi.<br \/>\nCecco fu il primo a capire la gravit\u00e0 della perdita della cultura alla base della antica civilt\u00e0 greco-romana. Lui tuttavia vedeva nella cristianizzazione del mondo il lato positivo delle invasioni barbariche, ma la sua altro non era che una bella illusione. Basta guardare a come \u00e8 andato il corso della storia. Gli uomini e le loro azioni sono mossi da ben altro che dall&#8217;amore, dalla solidariet\u00e0 e dal rispetto degli altri. Dove siamo arrivati lo dobbiamo ai nostri antenati che hanno lottato duramente. Ora dipende da noi se mettere o no a repentaglio il nostro avvenire e la nostra cultura prendendo decisioni avventate.<br \/>\nSe si continuer\u00e0 a lasciare il peso di queste decisioni nelle mani di donne, che in politica vanno bene solo fino al momento di scelte difficili e cruciali, e di politici chiacchieroni e arrendevoli davanti a ideologie e pietismi vari, sappiamo gi\u00e0 come andr\u00e0 a finire, anche grazie a Cecco, che convince pi\u00f9 come giullare colto che come mistico francescano.<br \/>\nPerch\u00e9 allora tenere in piedi un esercito di professionisti che costa tanto, se poi ci arrendiamo davanti a gente con mentalit\u00e0 tanto diversa, buona solo per fare del mondo un&#8217;immensa conigliera? Aiutiamoli per quanto possiamo, ma nei loro paesi. E talvolta bisogner\u00e0 anche combattere, a dispetto del nostra avversit\u00e0 contro le guerre.<br \/>\nAl mondo non c&#8217;\u00e8 niente di pacifico. La vita nel nostro pianeta azzurro \u00e8 solo la bella eccezione di un attimo in un universo caratterizzato da lotte titaniche di forze naturali in contrasto fra loro. Questo attimo irripetibile non dobbiamo permettere che venga sconvolto prima del tempo da gente imbarbarita, mossa dall&#8217;odio e da illusioni varie.<br \/>\nSe l&#8217;Inghilterra durante la seconda guerra mondiale non avesse avuto Churchill, l&#8217;Europa e il mondo non sarebbero quelli di oggi. Saranno gli Stati Uniti d&#8217;America, con gravi problemi interni che esplodono di frequente, ancora una volta in grado di salvare la nostra traballante civilt\u00e0 occidentale? La storia non sempre si ripete e noi europei non siamo pi\u00f9 in grado di difenderci per tanti motivi che tutti sappiamo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Chi per primo cap\u00ec le conseguenze pi\u00f9 gravi delle grandi invasione barbariche, che esasperarono la crisi dell&#8217;impero romano e portarono ai cosiddetti secoli bui dell&#8217;Europa altomedievale, nacque a Siena nella.. <a href=\"https:\/\/www.menottistanghellini.com\/index.php\/articoli\/lattuale-invasione-delleuropa-vista-attraverso-i-falsi-di-cecco-angiolieri-2\/\" class=\"readmore\">read more<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":49,"menu_order":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.menottistanghellini.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/306"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.menottistanghellini.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.menottistanghellini.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.menottistanghellini.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.menottistanghellini.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=306"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/www.menottistanghellini.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/306\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":311,"href":"https:\/\/www.menottistanghellini.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/306\/revisions\/311"}],"up":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.menottistanghellini.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/49"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.menottistanghellini.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=306"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}