{"id":164,"date":"2015-11-25T12:23:38","date_gmt":"2015-11-25T11:23:38","guid":{"rendered":"http:\/\/www.menottistanghellini.com\/wordpress\/?page_id=164"},"modified":"2016-01-07T10:42:50","modified_gmt":"2016-01-07T09:42:50","slug":"il-saluto-romano-i-libri-e-le-biblioteche-dellantichita","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.menottistanghellini.com\/index.php\/articoli\/il-saluto-romano-i-libri-e-le-biblioteche-dellantichita\/","title":{"rendered":"Il saluto romano, i libri e\u00a0 le biblioteche dell&#8217;antichit\u00e0"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Recentemente si \u00e8 parlato su alcuni quotidiani del saluto romano. Lasciata in disparte la polemica politica, cito a memoria sperando di non alterare troppo quanto ho letto: le fonti archeologiche e storiche non ci hanno lasciato indicazioni precise al riguardo; il solo Cicerone ricorda in un&#8217;orazione l&#8217;imperatore Augusto nell&#8217;atto di salutare militarmente. Il gesto a noi noto potrebbe essere un&#8217;invenzione di D&#8217;Annunzio che durante l&#8217;impresa di Fiume fece adottare ai suoi volontari quel saluto con il braccio destro teso, di cui i fascisti si appropriarono.<br \/>\nViene fatto di domandarsi come sia possibile che nel gran numero di sculture e bassorilievi relativi all&#8217;esercito di Roma giunti fino a noi dall&#8217;antichit\u00e0 non ci sia rimasto niente che raffiguri un personaggio ripreso nell&#8217;atto di salutare militarmente. Eppure \u00e8 cos\u00ec, e risulta molto probabile che il poeta soldato si sia rifatto al passo di Cicerone, autore per me poco attendibile, se ho ragione a considerare dei bellissimi falsi medievali tutte le opere rimasteci del grande oratore e uomo politico originario di Arpino.<br \/>\nDi questi e di altri falsi ho parlato in vari articoli dei miei saggi, sostenendo ipotesi ardite, ma non campate in aria, su cui finora nessuno studioso ha stimato opportuno spendere una sola parola.<br \/>\nNon credo di uscire dal seminato se mi viene fatto di accogliere con molto scetticismo anche il contenuto degli articoli di quattro studiosi apparsi su <i>Archeo <\/i>(agosto 2014), raggruppati sotto il titolo principale <i>La biblioteca infinita<\/i>. Per non farla troppo lunga mi soffermer\u00f2 solo sui primi due, che mi hanno offerto spunti pi\u00f9 interessanti e incisivi per quanto intendo sostenere.<br \/>\nQuando nel primo, per esempio, Stefania Berlioz sostiene sul <i>Mouseion<\/i> di Alessandria, \u00abla pi\u00f9 rinomata istituzione culturale di tutto il Mediterraneo ellenistico\u00bb, di cui \u00aboggi ignoriamo l&#8217;ubicazione\u00bb, che \u00abanche in antico dovevano essere in pochi a conoscere l&#8217;aspetto e l&#8217;esatta collocazione di quella straordinaria casa del sapere\u00bb, qualche dubbio affiora alla mente, accresciuto dalle notizie molto vaghe lasciateci al riguardo dal geografo Strabone, per il quale \u00abil Museo faceva parte dei &#8216;Basileia&#8217; (quartiere reale), un complesso gigantesco che occupava due terzi dell&#8217;intera citt\u00e0\u00bb.<br \/>\nSul Museo \u00abaleggiava un non so che di mistero e riservatezza. Al suo interno dimorava una ristretta cerchia di &#8216;dotti&#8217;, scienziati e letterati provenienti da ogni parte dell&#8217;ecumene. Affrancati dalle necessit\u00e0 della vita, grazie alla liberalit\u00e0 del sovrano, essi potevano dedicarsi esclusivamente allo studio e alla ricerca\u00bb. All&#8217;interno del Museo c&#8217;era una biblioteca contenente, a quanto si diceva, tutti i libri del mondo.<br \/>\nFondata da Tolomeo I Sotere, fu ampliata da Tolomeo II Filadelfo che avrebbe invitato \u00abtutti i governanti della terra\u00bb a inviare a Alessandria le opere di qualsiasi genere di autori. Galeno ricorda un editto di Tolomeo II \u00abin base al quale tutte le navi che attraccavano al porto di Alessandria dovevano essere scrupolosamente perquisite alla ricerca di libri. I testi ritenuti di un qualche interesse erano requisiti per passare al vaglio dei &#8216;Dotti&#8217; del Museo. Ai legittimi proprietari venivano restituite le copie, mentre gli originali trovavano posto in uno speciale fondo detto &#8216;delle Navi&#8217;. Tutto questo perch\u00e9 il sapere crea prestigio, aumenta il consenso, \u00e8 uno strumento di potere\u00bb.<br \/>\nA Pergamo, sempre nel II secolo a.C., la fondazione di un Museo e di una biblioteca da parte di Attalo I avrebbe finito per \u00abscatenare una rivalit\u00e0 senza precedenti con Alessandria\u00bb, tanto che Tolomeo IV avrebbe vietato l&#8217;esportazione della carta di papiro. Il ricorso alla pergamena avrebbe fatto salire a dismisura il costo dei libri. Sempre Galeno testimonia che questa gara fra i dotti di Alessandria e di Pergamo port\u00f2 anche alla produzione di falsi all&#8217;interno dei musei, e questa \u00e8 un&#8217;affermazione su cui varr\u00e0 la pena di discutere pi\u00f9 avanti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Roberto Meneghini nel secondo articolo ha trattato l&#8217;argomento di libri e biblioteche durante il periodo di Roma repubblicana e imperiale.<br \/>\nQuando Roma estese il suo potere nelle regioni ellenizzate del Mediterraneo, filosofi, letterati,\u00a0 scienziati e intere biblioteche affluirono a Roma. Racconta Plutarco che i figli di Lucio Emilio Paolo, il vincitore del re P\u00e8rseo a Pidna, appassionati di cultura, spinsero il padre \u00aba scegliere, come parte del bottino a lui riservata, proprio la biblioteca del re sconfitto\u00bb.<br \/>\nNel I secolo a. C. il dittatore Silla, conquistata Atene, in base a quanto racconta Plutarco, entr\u00f2 in possesso dei libri un tempo appartenuti a Aristotele e a Teofrasto. Intellettuali romani quali Cicerone e Varrone avrebbero messo insieme con ingenti spese biblioteche imponenti, delle quali parla Seneca come di un ornamento divenuto necessario nella casa delle persone abbienti.<br \/>\nMa a Roma via via si moltiplicarono anche le biblioteche pubbliche, che nel IV secolo d.C. avrebbero raggiunto il numero di 28. Gi\u00e0 nel 272 d.C. era stata devastata durante la guerra fra Aureliano e Zenobia la biblioteca di Alessandria e sorte migliore non tocc\u00f2 a alcune altre. \u00abAnche a Roma, al volgere del IV secolo, una dopo l&#8217;altra le biblioteche vengono definitivamente abbandonate e le antiche sale di lettura riconvertite ad altro uso\u00bb.<br \/>\nTuttavia in Oriente e in Occidente \u00abla sopravvivenza della cultura antica fu garantita dalle istituzioni monastiche ed ecclesiastiche\u00bb. I primi umanisti, fra cui il Petrarca, i \u00ablibricciuoli\u00bb del quale andarono dispersi, avvertirono \u00abl&#8217;esigenza di istituire una vera e propria biblioteca pubblica\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quando si parla dei libri nel mondo antico, il cuore degli studiosi comincia a battere pi\u00f9 forte e la passione talvolta finisce per stravolgere le loro doti razionali. L&#8217;abilit\u00e0 inventiva di un romanziere di prima grandezza non basta per impedirci di sorridere su notizie strane e singolari come quella di una\u00a0 biblioteca di Alessandria molto esclusiva, rifornita dalle navi di passaggio.<br \/>\nAnche quello che afferma Galeno sulla proliferazione dei falsi nelle biblioteche ellenistiche in gara fra loro non \u00e8 un particolare da sorvolare, perch\u00e9 il giullare-falsario medievale, che a mio parere si nasconde dietro il famoso medico e scienziato, sembra alludere di proposito e ironicamente alla produzione di falsi nel mondo antico. Ma forse il particolare pi\u00f9 interessante \u00e8 quello di Silla che entra in possesso dei libri di Aristotele e Teofrasto: <u>qui il falsario, tramite il suo prestanome Plutarco, ha mirato a autenticare le proprie opere spurie attribuite a Aristotele e al suo alunno<\/u>.<br \/>\nDei due filosofi, e anche di Galeno e Ippocrate, ho parlato brevemente\u00a0 nel mio saggio <i>Da grovigli di<\/i> <i>falsi esce un Dante sconosciuto&#8230;<\/i> (ilmiolibro.it, Siena 2013, pp. 39, 43, 136).<br \/>\nUn altro segnale finora un po&#8217; trascurato, per esempio, \u00e8 costituito dal fatto che Callimaco di Cirene, grande poeta lirico, famoso come direttore della biblioteca di Alessandria, non figura in un papiro autentico di scavo, contenente l&#8217;elenco di quanti si avvicendarono a dirigere la famosa biblioteca del Museo.<br \/>\nPer me \u00e8 molto probabile che l&#8217;autore delle composizioni liriche giunte a noi, faccio l&#8217;esempio dell&#8217; <i>Antologia Palatina<\/i>, sia il falsario che mediante numerosi suoi pseudonimi abbia attuato un piano letterario imponente, edificando un bellissimo e affascinante castello di carte. Senza dubbio nell&#8217;antichit\u00e0 le biblioteche sono esistite, ma \u00e8 molto significativa e un po&#8217; strana la notizia che quella di Alessandria fosse riservata quasi esclusivamente a dotti, paragonati dal filosofo scettico Timone di Fliunte, citato dalla Berlioz, a uccelli rari intenti a beccarsi eternamente nella gabbia delle Muse.<br \/>\nQui sotto per me c&#8217;\u00e8 la mano del falsario Cecco Angiolieri, di cui ormai parlo da anni, che pass\u00f2 la sua lunga vita a ricreare la cultura del mondo antico e di quello altomedievale scomparsa durante il periodo delle invasioni barbariche e dei secoli bui a esse susseguiti, lavorando a costruirsi un glorioso monumento letterario <i>aere perennius<\/i>, che avrebbe dovuto stupire e nello stesso tempo divertire l&#8217;umanit\u00e0, perch\u00e9 il piano del senese, una volta venuto alla luce, sarebbe apparso nella sua vera realt\u00e0, vale a dire una beffa colossale.<br \/>\nSono fortemente convinto che le \u00abistituzioni monastiche ed ecclesiastiche\u00bb di cui parla Roberto Meneghini non poterono garantire certo la sopravvivenza dell&#8217;antica cultura, ma forse a malapena la propria: le pagine di papiro e di pergamena, scampate alle distruzioni e agli incendi dei barbari, saranno servite ingloriosamente per avvolgere pesci e bistecche alla popolazione, immiserita e a poco a poco imbarbarita, di quello che un tempo era stato un grande impero.<br \/>\nTutti gli autori citati nei due articoli, da Eronda, da Timone di Fliunte (il nome allude a Timone il misantropo, una delle creazioni pi\u00f9 note e geniali dell&#8217;enciclopedico romanziere Cecco nascosto sotto i nomi dei suoi pseudonimi), da Strabone e da Galeno fino a Cicerone, Varrone, Seneca, Plutarco, Ammiano Marcellino, sono a mio parere prestanome del senese ai quali \u00e8 stata conferita nuova vita letteraria.<br \/>\nA Alessandria Cecco si \u00e8 ricreata una biblioteca ideale, da cui \u00e8 escluso il <i>vulgus profanum<\/i>, dove\u00a0 pochi filologi di valore, talvolta litigando fra loro, si prendono cura dei falsi di Omero, di Esiodo, dei grandi lirici, tragici, commediografi, storici del calibro di Tucidide e filosofi quali Platone e Aristotele.<br \/>\nHo parlato di tutto questo in alcuni saggi intitolati <i>La grandezza di Cecco sconvolge<\/i> <i>l&#8217;Europa;<\/i> <i>Omero \u00e8 nato a Siena;<\/i> <i>Risolta la questione omerica; <\/i><i>L&#8217;Umanesimo, la grande beffa di<\/i> <i>Cecco Angiolieri<\/i>, che i filologi, gelosi delle proprie prerogative, delle posizioni raggiunte, e timorosi di un probabile e imminente mutamento rivoluzionario nell&#8217;assetto delle grandi letterature europee, hanno finora ignorato.<br \/>\nHo parlato anche del facoltoso Petrarca umanista, ignaro che l&#8217;amico Giovanni Boccaccio, in un modo o in un altro, gli aveva riempito gli scaffali della biblioteca di falsi sublimi in latino.<br \/>\nIl poeta laureato, famoso soprattutto per il suo lavoro sulla letteratura latina, voleva bene a quell&#8217;uomo goffo e grasso, ma certi lati del suo carattere non lo convincevano del tutto, e non lo tenne mai in grande considerazione.<br \/>\nTuttavia il guaio pi\u00f9 grosso per lui fu questo: non arriv\u00f2 a avere mai neanche il minimo sospetto che sotto quel saio da terziario francescano si celasse un uomo dall&#8217;ingegno multiforme e dai mille volti, il cui nome vero era Cecco Angiolieri, che a me \u00e8 apparso essere un grande genio universale, ma anche il pi\u00f9 grande falsario vissuto al mondo.<br \/>\nPrima di morire spero di riuscire a convincere qualche studioso che ho ragione. Sar\u00e0 dura, ma continuo a avere fiducia. Gli uomini sono innovatori e progressisti solo fino a un certo punto. Di fatto, quando ne va di mezzo il proprio particolare, diventano accaniti conservatori.<br \/>\nForse mi illudo, ma prima che le pagine dei miei saggi svaniscano o finiscano al macero, la verit\u00e0 avr\u00e0 la meglio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quest&#8217;articolo \u00e8 stato pubblicato sul periodico \u201cLe Antiche Dogane\u201d nel febbraio 2015<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Recentemente si \u00e8 parlato su alcuni quotidiani del saluto romano. 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