{"id":162,"date":"2015-11-25T12:22:51","date_gmt":"2015-11-25T11:22:51","guid":{"rendered":"http:\/\/www.menottistanghellini.com\/wordpress\/?page_id=162"},"modified":"2015-12-26T13:04:33","modified_gmt":"2015-12-26T12:04:33","slug":"i-falsi-di-beda-gildas-nennio-e-goffredo-di-montmouth","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.menottistanghellini.com\/index.php\/articoli\/i-falsi-di-beda-gildas-nennio-e-goffredo-di-montmouth\/","title":{"rendered":"I falsi di Beda, Gildas, Nennio e Goffredo di Montmouth"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Attribuita al Venerabile Beda, un monaco inglese che dall&#8217;et\u00e0 di sette anni sarebbe vissuto in due monasteri inglesi della Northumbria (672\/673 \u2013 735 d.C.) studiando, leggendo e scrivendo, con a sua disposizione pi\u00f9 di due centinaia di codici preziosi, ci resta l&#8217;<em>Historia Ecclesiastica gentis<\/em> <em>Anglorum<\/em>, tradotta di recente in italiano con il titolo un po&#8217; discutibile di <em>Storia degli Inglesi.<br \/>\n<\/em>Di quest&#8217;opera ho parlato in un articolo di 24 pagine del mio saggio<em> La grandezza di Cecco<\/em> <em>sconvolge l&#8217;Europa <\/em>(Aracne 2011, pp. 107-131).<br \/>\nIn un latino scorrevole e classicheggiante l&#8217;autore afferma di rifarsi a fonti orali e annali ecclesiastici, ma anche a storici e scrittori come Eusebio, Rufino, Giuseppe Flavio, Orosio, Agostino, Gregorio Magno. Vengono narrati i contrasti e gli scontri feroci tra i celti Britanni, cristiani ma soggetti all&#8217;eresia, e gli Anglosassoni di origine germanica, pagani e barbari che, se evangelizzati dai monaci, mantengono una fede esposta a meno deviazioni.<br \/>\nRiassumere l&#8217;articolo, che risulta interessante, sarebbe troppo lungo. Mi limito alle conclusioni: a mio parere l&#8217;opera, splendidamente bella, \u00e8 un falso del senese Cecco Angiolieri.<br \/>\nBeda fra l&#8217;altro cita Gildas come storico degli Angli, che sarebbe vissuto fra l&#8217;inizio del VI secolo e il 570, autore di un&#8217;opera in latino intitolata <em>De excidio et conquestu Britanniae<\/em>, nel 2005 tradotta in italiano da Sabrina Giuriceo per il Cerchio Iniziative Editoriali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Di Gildas la notizia pi\u00f9 certa parrebbe essere quella della morte avvenuta nel 570, presente in un&#8217;opera di Giraldo Cambrense, un chierico gallese del XII secolo, noto soprattutto per una descrizione dell&#8217;Irlanda. Sostiene la Giuriceo che <em>il nome Gildas non pare d&#8217;altronde essere n\u00e9 di<\/em> <em>origine celtica, n\u00e9 latina; tra gli studiosi moderni si \u00e8 fatta strada l&#8217;ipotesi che il nome Gildas sia o un anagramma o uno pseudonimo o, comunque, un &#8216;nom de plume&#8217; usato dall&#8217;autore per proteggere la propria identit\u00e0<\/em> (p. 8). <em>Quel poco che sappiamo di lui viene fuori da tre &#8216;Vitae Gildae&#8217;: la prima <\/em>\u00a0<em>risale all&#8217;XI secolo, forse all&#8217;anno 1008 e il suo autore sembra essere stato un anonimo monaco del monastero di Rhuys&#8230; Gildas, di origini nobiliari, avrebbe compiuto un viaggio in Irlanda\u00a0 e uno a Roma \u201cdal quale torn\u00f2 carico di libri\u201d<\/em> (pp. 8-9).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;ultimo particolare \u00e8 importante e andr\u00e0 tenuto presente. Cecco, pur consapevole che nell&#8217;antichit\u00e0 il libro era cosa rara, gioca a suo modo su questo attribuendo talvolta agli scrittori dell&#8217;et\u00e0 classica e medievale un numero esagerato di opere. Risultano poco credibili anche le notizie sulla quantit\u00e0 eccessiva di volumi che sarebbero stati conservati nelle biblioteche pubbliche, fra tutte quella di Alessandria, private e monasteriali. Il poeta latino Persio avrebbe donato addirittura al suo maestro Cornuto ben 700 libri del filosofo greco Crisippo (si veda il mio <em>L&#8217;Umanesimo, la grande beffa di Cecco Angiolieri<\/em>, Siena 2014, ilmiolibro.it. p. 27). Da qui in avanti gli scritti del filosofo Crisippo sar\u00e0 meglio esaminarli pi\u00f9 a fondo per cercare di vedere se Cecco ci abbia messo sopra il suo filosofico zampino.<br \/>\nGildas sarebbe divenuto abate di un monastero da lui fondato nella Bretagna continentale e dopo aver compiuto molti miracoli sarebbe morto in modo inspiegabile: il suo corpo sarebbe stato ritrovato misteriosamente in fondo al mare dai monaci di Rhuys.<br \/>\nLa seconda <em>Vita Gildae<\/em> viene attribuita a un certo Caradoco Lancabarnense. In essa <em>compare la<\/em> <em>figura di re Art\u00f9 o Arturo, prima attestata solo in Nennio.<br \/>\n<\/em>La terza <em>Vita<\/em>, tramandata da un codice parigino, risalirebbe al XIII secolo <em>e viene tenuta in minore<\/em> <em>considerazione rispetto alle altre due.<br \/>\n<\/em>Sostiene giustamente la Giurieceo che nel &#8220;<em>De excidio Britannniae<\/em> <em>si trovano ampie tracce di<\/em> <em>diversi scrittori cristiani: soprattutto le &#8216;Historiae adversos paganos&#8217; di Orosio, da cui Gildas trae la descrizione geografica della Britannia e il racconto delle campagne dei Romani nell&#8217;isola; inoltre, dall&#8217; &#8216;Historia Ecclesiastica&#8217; di Eusebio, conosciuta attraverso la traduzione di Rufino, e dal &#8216;De viris illustribus&#8217; di Girolamo, Gildas sembra aver attinto le informazioni sulla storia della Britannia cristiana<\/em>. Ma nella classifica delle fonti <em>il primo posto risulterebbe senz&#8217;altro occupato dalle Sacre<\/em> <em>Scritture<\/em>. Per di pi\u00f9 Gildas <em>dimostra una certa familiarit\u00e0 con gli scritti di Virgilio, l&#8217; &#8216;Eneide&#8217; in<\/em> <em>particolare.<br \/>\n<\/em>Avanzo l&#8217;ipotesi che il nome Gildas tragga origine dal falsario Cecco-Giraldo Cambrense, citato sopra: Giraldo vale <em>Vertumnus<\/em> in latino (si veda al riguardo quanto ho scritto nel saggio <em>Risolta la questione omerica<\/em>, Siena 2012, pp. 58-60).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Queste sono a mio parere le caratteristiche di maggior rilievo in Gildas: lo stile immaginoso e messianico, profuso senza risparmio nel <em>De excidio<\/em>, porta a pensare soprattutto a quella che per me \u00e8 la traduzione-rielaborazione di intere parti della Bibbia, e anche dei Vangeli, attribuita a Gerolamo, proclamato santo dalla Chiesa. Nei miei saggi ne ho parlato ampiamente, indicando in Cecco Angiolieri lo scrittore che ha messo le mani nelle sacre Scritture.<br \/>\nHa perfettamente ragione la Giuriceo a sostenere che Gildas <em>d\u00e0 prova di una conoscenza profonda del testo biblico<\/em> (p. 61), ma quando aggiunge che <em>o Gildas ha letto il testo biblico prima di iniziare a scrivere, o la Bibbia era<\/em> <em>per lui cos\u00ec familiare, che certi termini venivano alla memoria da s\u00e9, apparentemente senza sforzo alcuno<\/em>, allora mi viene fatto di sorridere perch\u00e9 a mio parere \u00e8 lui stesso che ha tradotto e rielaborato la Bibbia e i Vangeli e a lui si devono gli Atti degli Apostoli.<br \/>\nNon basta: citazioni e allusioni spaziano da Geremia, da Tertulliano e dai Padri della Chiesa fino\u00a0 alle opere di Cicerone, Cesare, Tacito, Orosio e numerosi altri.<br \/>\nFra tanti temi emergono quelli biblici di una divinit\u00e0 che punisce il suo popolo moralmente degradato e imbelle che si \u00e8 lasciato assoggettare dai Sassoni. I Britanni erano stati vessati dai Romani, ma hanno meritato quel trattamento da Roma, <em>che rappresenta<\/em> <em>il primato del cristianesimo, della pace e dell&#8217;unit\u00e0 politica <\/em>(p. 72).<br \/>\nAnche da un&#8217;opera come questa si avverte il Cecco agiografo: sue sono le opere sulla vita di anacoreti, monaci e santi pi\u00f9 famosi. Sue sono le opere pi\u00f9 importanti relative a san Francesco e sua \u00e8 quella miniera di agiografie costituita dalla <em>Legenda aurea<\/em>, attribuita a un improbabile Iacopo da Varazze.\u00a0 Da esse, talvolta, affiora una consumata abilit\u00e0 di romanziere, come nella <em>Vita di Malco<\/em>, assegnata a san Gerolamo, di cui ho parlato in un capitolo del saggio <em>La grandezza di<\/em> <em>Cecco sconvolge l&#8217;Europa<\/em> (Aracne 2011, p. 179).<br \/>\nLa mano di Cecco-Boccaccio \u00e8 pi\u00f9 che evidente. Sembra la trama di un film in tecnicolor: nei deserti della Mesopotamia Malco e la bella e giovane donna con la quale \u00e8 fuggito dalla schiavit\u00f9, galoppano dieci giorni su due veloci dromedari per evitare la cattura da parte del padrone saraceno e dei suoi servi. Solo dopo molte peripezie riescono a giungere in salvo agli accampamenti di Sabiniano, un alto funzionario di Roma, un illustre sconosciuto menzionato unicamente da Ammiano Marcellino, altro storico pseudonimo di Cecco.<br \/>\nAnche Gildas non pu\u00f2 che essere uno pseudonimo di Cecco, come del resto autori del calibro di Virgilio, Eusebio, Rufino, Giuseppe Flavio, Orosio, Agostino, Gregorio Magno e molti altri. Il senese, con un piano letterario che ha dell&#8217;incredibile, mir\u00f2 a colmare i vuoti prodotti nella cultura del mondo antico dalle invasioni barbariche durante i secoli bui.<br \/>\nA mio parere queste ricostruzioni storiche, che di storico molto spesso hanno poco, basate su\u00a0 cronologie non sicure, e i romanzi del ciclo bretone e arturiano che parlano dei cavalieri della Tavola Rotonda, del leggendario Art\u00f9, delle loro imprese e dei loro amori, risalgono a Cecco, celato sotto vari pseudonimi, fra cui figurano anche quelli di Chr\u00e9tien de Troyes e di Rustichello da Pisa. Ne ho parlato di recente in un articolo intitolato <em>La vera identit\u00e0 di Rustichello da Pisa e di Chr\u00e9tien<\/em> <em>de Troyes<\/em>, che fa parte del saggio gi\u00e0 citato sull&#8217;Umanesimo.<br \/>\nUna cosa \u00e8 certa: Cecco doveva amare grandemente l&#8217;Inghilterra per la sua bellezza, fertilit\u00e0,\u00a0 ricchezza di acque, l&#8217;amenit\u00e0 dei suoi paesaggi silenziosi. Per capirlo basta leggere certe pagine del Venerabile Beda e di Goffredo di Montmouth. Quelle pagine sono dei falsi, ma il loro autore\u00a0 doveva aver visitato di persona quei luoghi e esserci vissuto a lungo. Serve a poco mettersi a fare congetture sulle fonti, su centri di culto e letteratura agiografica: Cecco \u00e8 autore di numerose vite di santi, come si \u00e8 visto sopra.<br \/>\nFinora i dubbi sull&#8217;autenticit\u00e0 della sua opera sono stati pochi, ma Cecco-Gildas aveva cercato di mettere sull&#8217;avviso i lettori. Scrive infatti alla fine del cap. 4:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Tenter\u00f2 di portare alla luce solamente quei mali che al tempo degli imperatori romani la Britannia pat\u00ec, o port\u00f2 agli altri cittadini lontani, anche se non user\u00f2 i monumenti letterari e gli scritti della patria, poich\u00e9 di questi, anche se ve ne furono, non ne disponiamo: o sono stati bruciati dagli incendi dei nemici, o sono stati portati lontano dalla flotta di cittadini in esilio. User\u00f2 piuttosto una tradizione d&#8217;oltremare, la quale per\u00f2, essendo invasa da numerose lacune, non \u00e8 chiara a sufficienza.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La traduzione appare poco chiara, ma il difetto \u00e8 dovuto pi\u00f9 che altro al testo volutamente e ambiguamente incerto e talora perfino giocoso. Una cosa per\u00f2 si capisce bene: l&#8217;autore non ha potuto far ricorso a nessuna testimonianza attendibile e l&#8217;opera va presa per quello che \u00e8: un atto di amore verso l&#8217;Inghilterra, la sua storia, i suoi legami con Roma, soprattutto le vicissitudini seguite al ritiro delle legioni romane che fecero oscillare la popolazione fra paganesimo e cristianesimo, fra la sottomissione ai barbari invasori e la reazione strenua di un gruppo di cavalieri valorosi.<br \/>\nSpesso si sconfina nel romanzesco, nel giullaresco e nelle asserzioni fideistiche. Cecco-Gildas nel cap. 26 \u00e8 su questo esplicito: le lotte fra i Sassoni invasori e i Britanni videro trionfare ora gli uni ora gli altri. <em>Il Signore, com&#8217;\u00e8 sua abitudine, per vedere se fosse amato o meno da questo popolo, mise alla prova l&#8217;attuale Israele<\/em>, che poi sarebbe l&#8217;Inghilterra.<br \/>\nDiscutere, come fanno gli studiosi, se la fine della guerra contro i Sassoni fosse avvenuta almeno 40 anni o pi\u00f9 prima della battaglia di Badon, o se quest&#8217;ultima avesse segnato un periodo di pace che al momento della composizione dell&#8217;opera era ancora in corso da 40 anni, quando lo scrittore forse aveva 44 anni d&#8217;et\u00e0 (nn. 100 e 101, pagg. 97 e 98), mi sembra inutile proprio alla luce del significato che il numero quattro e i suoi multipli avevano per l&#8217;Angiolieri.<br \/>\nCome pi\u00f9 volte ho cercato di mettere in luce nei miei saggi, il numero quattro in senese antico si pronunciava pressappoco \u201ccatro\u201d, in modo molto simile alla parola cazzo, e il giullare colto Cecco, quando fa ricorso a esso, intende assegnare al contesto in cui inserisce la parola-numero il significato di affermazione senza senso, corbelleria, inganno.<br \/>\nPer capire a fondo lo scrittore senese, la logica, il ragionamento e lo studio non bastano. Tante sue opere sembrano trovare un suggello finale nella beffa, nella consapevolezza della vanit\u00e0 dei tentativi umani di arrivare alla realt\u00e0 del passato.<br \/>\nAnche nelle altre opere in latino sulla storia inglese, attribuite a Nennio e a Goffredo di Montmouth, la mano appare la stessa.<br \/>\nDietro la breve <em>Historia Brittonum<\/em>, attribuita al monaco Nennio di Bangor, fatta risalire al X secolo, c&#8217;\u00e8 l&#8217;Angiolieri, appassionato autore di ricostruzioni storiche, che di storico troppo spesso hanno poco. La struttura su cui il libro si regge \u00e8 costituita da discutibili tavole cronologiche, tipiche di uno scrittore animato da forte passione enciclopedica, troppo spesso non poggiata su fonti sicure, da una falsa tradizione patristica impersonata da Isidoro, Gerolamo, Prospero, Eusebio, segnalati nei miei saggi come pseudonimi del senese, e da fantomatiche cronache degli Scoti e dei Sassoni chiamate in causa.<br \/>\nIl nome stesso di Nennio fa pensare a quello del notaio egiziano di et\u00e0 bizantina Nonno di Panopoli (sotto il quale finora nessun papirologo \u00e8 riuscito a individuare un altro pseudonimo di Cecco-Vertumno, l&#8217;uomo dai mille volti), autore delle <em>Dionisiache<\/em>, un poema composto di tanti canti quanti l&#8217;<em>Iliade<\/em> e l&#8217;<em>Odissea<\/em> insieme. Come si pu\u00f2 vedere, se ho ragione, risulta arduo risalire ai motivi che hanno spinto lo scrittore senese a occuparsi nello stesso tempo della Bibbia, dei Vangeli e delle imprese e delle gesta di Dion\u00ecso, il dio pi\u00f9 amato dell&#8217;antichit\u00e0. La sua cultura enciclopedica e i suoi interessi sulle religioni sembrano non avere limiti, ma ora ci si pu\u00f2 rendere meglio conto che \u00e8 stato il notaio Cecco a popolare di tanti notai le letterature europee, particolarmente quella italiana delle origini.<br \/>\nNell&#8217;<em>Historia Brittonum <\/em>colpisce la prima frase: <em>L&#8217;isola di Bretagna \u00e8 cos\u00ec chiamata dal nome del console romano Bruto, che trae la sua nascita da Ascanio, figlio di Enea.<br \/>\n<\/em>Un indovino avrebbe vaticinato prima della sua nascita che il figlio di Ascanio sarebbe stato causa della morte di sua madre e poi di suo padre. La previsione si avver\u00f2: la madre mor\u00ec durante il parto e Ascanio sarebbe stato ucciso in seguito dal figlio Bruto che, giocando con i suoi coetanei, colp\u00ec il padre con un casuale colpo di freccia. Il giovane, cacciato dall&#8217;Italia, giunse in un&#8217;isola che da lui prese il nome di Britannia.<br \/>\nCecco, il vero autore di un poema come l&#8217;<em>Eneide<\/em>, si diverte da grande giullare con la materia del ciclo troiano, da lui trasferita fino in Inghilterra.<br \/>\nIn parte questo pu\u00f2 essere stato un atto di amore verso l&#8217;isola, la sua storia leggendaria e le lotte dei suoi re contro i popoli invasori, ma forse l&#8217;autore ha voluto vedere nel destino dei Britanni, vittime in un primo tempo dei Romani dominatori, l&#8217;intervento della vendetta divina: essi hanno assistito con gioia alla ritirata degli antichi padroni, ma Dio a causa della loro fede malferma e indebolita da posizioni eretiche li ha puniti mediante l&#8217;invasione degli Anglosassoni, gli eroi di Cecco, barbari e pagani ma ammirevoli, una volta convertiti dai monaci, per l&#8217;adesione salda alla nuova fede. Le sue idee di base sono sempre le stesse.<br \/>\nNon per niente anche certe lunghe genealogie di cui \u00e8 infiorettato questo scritto fanno pensare a quelle della Bibbia, tradotta e rielaborata da Gerolamo, come si \u00e8 gi\u00e0 visto.<br \/>\nCecco narra, con passione ma con pochi dati documentabili, il passato dell&#8217;isola, le imprese dei suoi re, le figure di santi come Germano e Patrizio, e anche quella leggendaria di re Art\u00f9, al centro dell&#8217;attenzione e dell&#8217;interesse dei lettori di allora e di oggi.<br \/>\nCi\u00f2 facendo mira a gettare un ponte fra Roma e l&#8217;Inghilterra, insieme alludendo a suoi capolavori come l&#8217;<em>Eneide<\/em> e alla traduzione-rielaborazione delle sacre Scritture, da cui si aspetta gran parte della sua gloria letteraria, ma non tralascia di ricordare neanche il Santo Vescovo Cutbert, di cui ho parlato nell&#8217;articolo intitolato <em>La questione omerica e considerazioni finali<\/em> del saggio <em>Omero \u00e8 nato<\/em> <em>a Siena <\/em>(Siena 2011, Betti editr., \u00a0pp. 188-190), che prende in esame anche l&#8217;attivit\u00e0 di Cassiodoro sul testo biblico e lo splendido <em>Codex Amiatinus<\/em>, ora alla Laurenziana di Firenze, sul quale non pu\u00f2\u00a0 escludersi la mano di Cecco, come ho sostenuto nell&#8217;articolo intitolato <em>La questione omerica e<\/em> <em>considerazioni finali<\/em> del saggio citato sopra\u00a0 (pp. 185-189).<br \/>\nSi tenga presente che, attribuita al Venerabile Beda, Cecco scrisse un&#8217;opera in versi intitolata <em>Vita e<\/em> <em>miracoli di san Cutberto, vescovo di Lindsfarne.<br \/>\n<\/em>Legata a questo vescovo, molto venerato in Inghilterra, \u00e8 la storia del pi\u00f9 antico libro europeo, il Vangelo di san Cutberto: il volume, sepolto nel 698 d.C. insieme al santo, sarebbe stato ritrovato intatto nel XII sec. quando la tomba di Cutberto fu aperta. La questione \u00e8 un po&#8217; problematica, ma molto rilevante.\u00a0 A mio parere in essa c&#8217;\u00e8 di mezzo l&#8217;Angiolieri, interessato alla conservazione di un esemplare splendido dei Vangeli, quasi certamente da lui trascritto con cura e posto al centro di un giallo agiografico.<br \/>\nQuel codice, posseduto dai gesuiti inglesi dal 1769, tre anni fa \u00e8 stato messo in vendita per nove milioni di sterline. Se la vendita sia andata a buon fine non lo so, ma chi volesse essere informato un po&#8217; meglio sulla faccenda e sull&#8217;importanza di quel Vangelo, non ha che da leggere quanto scrissi a suo tempo nel saggio citato.<br \/>\nRipeto che san Gerolamo, traduttore e rielaboratore della Bibbia cosiddetta dei Settanta, \u00e8 anche il presunto revisore e traduttore del Nuovo Testamento. Se ho ragione a vedere la mano di Cecco dietro il lungo lavoro di san Gerolamo, la questione\u00a0 \u00e8\u00a0 piuttosto rilevante.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;<em>Historia regum Britanniae<\/em>, attribuita a Goffredo di Montmouth, \u00e8 la pi\u00f9 ampia, circa duecento pagine, dopo l&#8217;imponente <em>Historia ecclesiastica regum Anglorum<\/em> di Beda.<br \/>\nBasta dare un&#8217;occhiata all&#8217;indice dei nomi in fondo all&#8217;opera edita da Guanda nel 1989, tradotta e commentata dalle studiose G.Agrati e M.L.Magini, per rendersi conto che qui l&#8217;autore ha lavorato molto.<br \/>\nTralascio le notizie poco affidabili sulla vita e le opere di Goffredo, un <em>magister<\/em> di Oxford, presunto autore fra l&#8217;altro di alcune <em>Prophetiae Merlini<\/em> e, in esametri, della <em>Vita Merlini.<\/em><br \/>\nCecco-Goffredo, perch\u00e9 sempre di lui si tratta (ce lo testimoniano lo stile inconfondibile e il modo\u00a0 con cui affronta la storia dell&#8217;isola tirando in ballo <em>un vecchissimo libro in lingua britannica<\/em>, il <em>De<\/em> <em>excidio<\/em> di Gildas, l&#8217;<em>Historia Britonum <\/em>di Nennio, l&#8217;<em>Historia ecclesiastica<\/em> di Beda, l&#8217;<em>Historia<\/em> <em>Anglorum<\/em> di Enrico di Huntingdon, i <em>Gesta pontificum <\/em>di Guglielmo di Malmesbury, tracce degli <em>Annales Cambriae,<\/em> vite dei santi, tradizioni locali, repertori di nomi di persona, geografici, racconti con al centro personaggi gallesi e un re leggendario come Art\u00f9), comincia con la descrizione dell&#8217;amata Britannia e del console Bruto che guida gli esuli troiani a occuparla dopo la propria condanna all&#8217;esilio.<br \/>\nTuttavia, come si sostiene nell&#8217;introduzione da parte delle due studiose (p. 21), Goffredo <em>in sostanza<\/em> <em>compose la \u201cStoria\u201d attingendo soprattutto alla propria fantasia, radicandola nella realt\u00e0 quando gli era possibile, e lasciando che si sbrigliasse liberamente quando non conosceva i fatti o non gli faceva comodo tenerne conto.<br \/>\n<\/em>Per tutto ci\u00f2 ritengo difficile che si possa negare la paternit\u00e0 dell&#8217;opera all&#8217;Angiolieri, uno scrittore portato alla descrizione romanzata di avvenimenti storici: lui, come si \u00e8 gi\u00e0 visto, \u00e8 insieme Chr\u00e9tien de Troyes e Rustichello da Pisa, l&#8217;autore dei romanzi pi\u00f9 importanti del ciclo bretone e arturiano, per non dire del <em>Novellino<\/em>, del <em>Milione<\/em> e del <em>Decameron<\/em>.<br \/>\nAnche qui, quando si parla dei re successori di Bruto, si fa ampio impiego di genealogie che ricordano quelle della Bibbia.<br \/>\nA un certo punto la storia della Britannia si intreccia con quella della vicina Gallia e delle lotte per il possesso di ampie regioni di questa sostenute dai Britanni. L&#8217;autore, trattando delle guerre condotte da Bruto in Gallia, arriva a parlare della fondazione della citt\u00e0 di Tours da parte dei Troiani vincitori.<em> Turno, un nipote di Bruto, che era il pi\u00f9 forte e il pi\u00f9 coraggioso dei Troiani, con la sua<\/em> <em>sola spada uccise seicento uomini; ma poi trov\u00f2 una morte prematura in un assalto nemico. Da Turno, che fu sepolto in quella localit\u00e0, prese il nome la citt\u00e0 di Tours.<br \/>\n<\/em>Come si spiega questo ricorso alla leggendaria fondazione di Tours? Cecco, nelle vesti di storico un po&#8217; singolare, non esita a attirare la nostra attenzione fornendo cifre al solito esagerate sul numero dei combattenti e dei morti (fa uccidere a Turno seicento nemici) e tira in ballo Tours perch\u00e9 la citt\u00e0 era la patria del centurione Martino, un Gallo-Romano pacifista del sesto secolo, non certo un intellettuale, a cui si sentiva tanto legato, per la fede profonda e l&#8217;amore da lui dimostrato verso il prossimo, da attribuirgli opere notevoli di carattere agiografico e teologico.<br \/>\nHo sostenuto questo in un capitolo intitolato <em>La &#8216;Historia Francorum&#8217; di Gregorio di Tours: un falso? <\/em>del saggio <em>La grandezza di Cecco\u2026<\/em> (pp. 93-106), arrivando a congetturare che i dieci libri della storia merovingica, gloria della Francia, altro non siano che un falso attribuito dal senese a Gregorio di Tours.<br \/>\nNon solo. Mi pare di aver fornito ampie prove che l&#8217;opera, pi\u00f9 che un grande affresco storico delle imprese dei Franchi, sarebbe una semispecie di <em>Decameron <\/em>in latino ambientato nella Francia altomedievale. Se ho ragione, senza Cecco gli albori delle letterature europee si perderebbero fra le nebbie, ma l&#8217;attendibilit\u00e0 dello scritto dovrebbe essere esaminata meglio.<br \/>\nTornando alla <em>Historia regum Britanniae<\/em>, quando si parla dei primi successori di Bruto, si legge che Mempricio, volendo ottenere il potere assoluto sull&#8217;isola, con un inganno uccide il fratello Malim e dopo essersi sbarazzato della maggior parte della nobilt\u00e0, elimina a tradimento i familiari che avrebbero potuto insidiare il suo primato. <em>Come se non bastasse, abbandon\u00f2 la moglie da cui aveva<\/em> <em>avuto un figlio molto stimato, di nome Ebrauco, e si dette al vizio della sodomia, preferendo l&#8217;amore<\/em> <em>contro natura al piacere naturale <\/em>(p. 68).<br \/>\nA parte il nome Ebrauco, che sa tanto di ubriacone, ogni tanto il bisessuale Cecco non pu\u00f2 fare a meno di svelare la sua vera natura. Significativo, a conferma che la paternit\u00e0 vera dell&#8217;<em>Historia regum Britanniae<\/em>, attribuita a Goffredo, appartiene a Cecco, \u00e8 quanto si legge nel capitolo intitolato <em>Il giovane Merlino<\/em>, figlio di padre ignoto e di una principessa di sangue reale.<br \/>\nLa donna, in seguito a un&#8217;offesa infamante rivolta dal giovane Dabuzio a Merlino, quando viene interrogata dal re Vortegirn sull&#8217;uomo con cui aveva concepito il figlio, tira in ballo un giovane bellissimo, che riuscendo a entrare nelle stanze dove lei si trovava con le compagne, la abbracciava, la baciava e d&#8217;improvviso scompariva. Alla fine la principessa era rimasta gravida.<br \/>\nIl re chiede a Mauganzio, uno dei suoi maghi, se la storia potesse apparire verosimile. L&#8217;uomo risponde che, come sostiene Apuleio nel <em>De deo Socratis<\/em>, tra la luna e la terra abitano i demoni incubi, a met\u00e0 fra uomini e angeli, che sono soliti unirsi con delle donne: forse cos\u00ec \u00e8 stato per la principessa. Cecco qui palesa non solo la sua natura di giullare, ma soprattutto i suoi legami con l&#8217;autore latino Apuleio.<br \/>\nInfatti non \u00e8 tanto importante come va a finire la storiella legata a Merlino quanto la citazione\u00a0 dell&#8217;opera di Apuleio, uno scrittore famoso, una semispecie di mago coinvolto a Tripoli di Libia in un processo imperniato sull&#8217;accusa di ricorso a stregoneria al fine di sposare una ricca vedova dopo aver provocato la morte di suo figlio.<br \/>\nNe ho parlato nel saggio <em>La grandezza di Cecco&#8230; <\/em>(pp.186-188), arrivando alla conclusione che anche Apuleio \u00e8 un <em>alter ego<\/em> del senese.<br \/>\nSe ho ragione, la composizione del <em>De deo Socratis<\/em> risalirebbe alla fine del Duecento &#8211; inizio del Trecento, e Goffredo di Montmouth non poteva aver letto un&#8217;opera simile. Del resto avrebbe potuto sapere ben poco anche dell&#8217;<em>Eneide<\/em> a noi nota, un falso moderno di Cecco.<br \/>\nMi fermo qui: ho detto quanto ho riscontrato di pi\u00f9 interessante nello scritto del cosiddetto Goffredo, mirando a dimostrare che si tratta di un ennesimo falso angiolieresco.<br \/>\nDel libro hanno parlato a sufficienza Franco Cardini nella presentazione e le due filologhe nell&#8217;introduzione. Cardini ha inserito con abilit\u00e0 evidente l&#8217;autore e la materia dell&#8217;opera negli avvenimenti storici del tempo, le due filologhe hanno messo in luce le fonti storiche, il successo fra i lettori, dovuto in gran parte all&#8217;interesse suscitato dalle figure di Art\u00f9 e del mago Merlino, e molto altro che c&#8217;\u00e8 da osservare sull&#8217;<em>Historia regum<\/em> per capirla meglio.<br \/>\nMa se si tratta di un falso, come sostengo, tutto questo \u00e8 destinato a avere un&#8217;importanza relativa di fronte a novit\u00e0 rilevanti che investono i primi documenti letterari in latino sulla storia e sulle leggende legate all&#8217;Inghilterra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Quest&#8217;articolo \u00e8 stato pubblicato sul periodico \u201cLe Antiche Dogane\u201d nel gennaio 2015<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Attribuita al Venerabile Beda, un monaco inglese che dall&#8217;et\u00e0 di sette anni sarebbe vissuto in due monasteri inglesi della Northumbria (672\/673 \u2013 735 d.C.) studiando, leggendo e scrivendo, con a.. <a href=\"https:\/\/www.menottistanghellini.com\/index.php\/articoli\/i-falsi-di-beda-gildas-nennio-e-goffredo-di-montmouth\/\" class=\"readmore\">read more<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":49,"menu_order":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.menottistanghellini.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/162"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.menottistanghellini.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.menottistanghellini.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.menottistanghellini.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.menottistanghellini.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=162"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/www.menottistanghellini.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/162\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":261,"href":"https:\/\/www.menottistanghellini.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/162\/revisions\/261"}],"up":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.menottistanghellini.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/49"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.menottistanghellini.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=162"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}