{"id":153,"date":"2015-11-25T11:58:56","date_gmt":"2015-11-25T10:58:56","guid":{"rendered":"http:\/\/www.menottistanghellini.com\/wordpress\/?page_id=153"},"modified":"2015-12-27T17:42:28","modified_gmt":"2015-12-27T16:42:28","slug":"nellepisodio-di-paolo-e-francesca-la-vendetta-prevale-sulla-pieta","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.menottistanghellini.com\/index.php\/articoli\/nellepisodio-di-paolo-e-francesca-la-vendetta-prevale-sulla-pieta\/","title":{"rendered":"Nell&#8217;episodio di Paolo e Francesca la vendetta prevale sulla piet\u00e0"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Un articolo di Cesare Sughi, comparso di recente su \u201cLa Nazione\u201d (3 luglio 2014, mi ha portato a dare una nuova interpretazione del famoso episodio, che per primo fu narrato da Dante nel V Canto dell&#8217;<i>Inferno<\/i>, quello dei lussuriosi.<br \/>\nIl poeta \u201cne avrebbe sentito parlare, durante il suo errare da esule, alla corte dei conti Guidi, potenti fra Toscana e Romagna, nel castello di Romena\u201d.<br \/>\nSi narrava che le temibili famiglie dei ravennati Da Polenta e dei riminesi Malatesta \u201cdecisero di sancire la concordia ritrovata con un matrimonio fra i loro figli,\u2026 la giovanissima e bellissima Francesca&#8230; e l&#8217;anziano e sciancato Gianciotto\u2026 Nozze per procura, quindi, perch\u00e9 per evitare un rifiuto da parte di lei le fu inviato il fratello dello storpio, l&#8217;affascinante Paolo\u2026, verso il quale\u00a0Francesca fu immediatamente presa d&#8217;amore, bench\u00e9 sapesse che era sposato&#8230;<br \/>\nGiangiotto subodora, spia i due, che un giorno vengono visti leggere insieme gli amori di Ginevra e Lancillotto, finch\u00e9 \u2013 \u00e8 sempre lei ad avere, da donna, la forza di ricordare \u2013 \u00abquesti, che mai da me non fia diviso, \/ la bocca mi baci\u00f2 tutto tremante. \/ Galeotto fu &#8216;l libro e chi lo scrisse: \/ quel giorno pi\u00f9 non vi leggemmo avante\u00bb.<br \/>\n\u00c8 la morte certa per entrambi. La punizione. Ed \u00e8, per Dante, un interrogativo lancinante. Come pu\u00f2 l&#8217;amore innocente, l&#8217;amor cortese che, non dimentichiamolo, univa lui e Beatrice e gli era stato insegnato da Guinizzelli, diventare peccato? Non certo per la sua forza, per la sua voglia di realizzarsi pienamente con l&#8217;anima che si ha di fronte. \u00c8 l&#8217;adulterio che brucia le navi alle spalle dei due dannati, confinandoli nel secondo cerchio della pena che non avr\u00e0 mai fine. Per una volta Dante ripone l&#8217;abito del moralista per assumere quello dolce, turbato, quasi complice, di chi partecipa a uno strazio umano che potrebbe toccare anche a lui.<br \/>\n\u00abE caddi come corpo morto cade\u00bb, \u00e8 l&#8217;ultimo verso, l&#8217;ultimo atto di Dante. \u00abOmnia vincit amor, et nos cedamus amori\u00bb, l&#8217;amore vince tutto e anche noi cediamo all&#8217;amore, dice Virgilio nelle <i>Bucoliche<\/i>. Attenzione, per\u00f2: \u00abcedamus\u00bb \u00e8 un congiuntivo esortativo, significa un chiaro invito a cedere all&#8217;amore. Come Paolo e Francesca e come sa fare solo la poesia. Ma a che prezzo\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci sar\u00e0 da discutere sullo scritto di Cesare Sughi, da me sopra ampiamente citato, e sui versi di Dante. Anche sull&#8217;amore cortese, a lui \u201cinsegnato da Guinizzelli\u201d, che lo univa a Beatrice, ci sarebbe molto da precisare. Sono convinto che, se si leggono a fondo le cinque canzoni e la quindicina di sonetti che fanno parte del canzoniere del cosiddetto poeta bolognese, si deduce che in quelle composizioni non c&#8217;\u00e8 traccia della teoria prestilnovistica dell&#8217;amore che rasserena e innalza.<br \/>\nCi troviamo invece davanti alla concezione cecco-ovidiana di un amore spietato e violento che rende schiavo chi ha osato fissare gli occhi della donna in cui il dio si \u00e8 posto in agguato, riducendolo a una semplice parvenza umana, pi\u00f9 simile a una statua inanimata che a un essere vivente. Per me il canzoniere Guinizzelli\u00a0 \u00e8 solo un bel falso di Cecco Angiolieri che vuole farsi gioco del nemico Dante, dei suoi eterei ideali d&#8217;amore e della sua ansia di liberazione dal peccato.<br \/>\nL&#8217;ho sostenuto in un&#8217;edizione del 2007, destinata ai soci dell&#8217;Accademia dei Rozzi di Siena, ora da me riveduta e corretta, che per il momento non ho intenzione di pubblicare. Mi sono stancato a lavorare su edizioni non facili, come ho fatto di recente per le <i>Rime di Dante Alighieri<\/i> (ilmiolibro.it, Siena 2014), senza che poi nessuno si degni di scriverci sopra neanche una bella stroncatura.<br \/>\nSe ho ragione, o prima o poi verr\u00e0 fuori come stanno le cose: addirittura, finora i filologi non si sono neanche accorti, quanto al Guinizzelli, che nella sua prima canzone si tocca il tema della masturbazione e nel sonetto 11 non si \u00e8 capito che il cosiddetto poeta bolognese finge di pentirsi del desiderio di baciare la bambina Lucia per non contrariare l&#8217;amico Dante, dominato da forte passione\u00a0 per le giovanissime (i nove anni di Beatrice nel falso della <i>Vita nova<\/i> sono molto indicativi).<br \/>\nLa spiegazione pi\u00f9 logica \u00e8 che Cecco, l&#8217;autore vero del canzoniere, attribuendo il sonetto a Guido Guinizzelli, messo dal sommo poeta fra i lussuriosi del <i>Purgatorio<\/i>, faccia in modo che Guido si vendichi dell&#8217;ipocrita Dante il quale, pur peccando come e pi\u00f9 degli altri, ha riservato per s\u00e9 la visione di Dio.<br \/>\nMa veniamo ai versi danteschi e in particolare alle parole <i>Galeotto fu &#8216;l libro e chi lo scrisse<\/i>, attribuite a Francesca.<br \/>\nGaleotto (Galehault o Galehaut in francese) \u00e8 un personaggio di vari romanzi del ciclo bretone, amico di Lancillotto, che favor\u00ec l&#8217;amore dello stesso Lancillotto con la regina Ginevra.<br \/>\nI critici non sono tutti d&#8217;accordo sul fatto che Galeotto, un funzionario reale, un siniscalco, venga parafrasato al libro leggendo il quale i due amanti finiscono per gettarsi l&#8217;uno fra le braccia dell&#8217;altro. Tuttavia questa forma di traslato \u00e8 generalmente accolta.<br \/>\nMa chi fu a scrivere i romanzi del ciclo bretone che parlano di Lancillotto e di Ginevra, moglie del re Art\u00f9? La storia del loro amore tragico appare per la prima volta nell&#8217;opera del francese Chr\u00e9tien de Troyes intitolata <i>Lancillotto o il cavaliere della carretta<\/i>, e il nome di Ginevra, pur fra variazioni ortografiche, figura anche nella <i>Storia dei re di Britannia<\/i> di Goffredo di Monmouth. Quest&#8217;ultimo, un vescovo, sarebbe vissuto nella prima met\u00e0 del XII secolo e il romanziere-poeta Chr\u00e9tien, forse un chierico vissuto in Inghilterra, sarebbe nato a Troyes verso il 1135.<br \/>\nDi Lancillotto tratta uno dei pi\u00f9 celebri romanzi arturiani del XIII secolo, il <i>Lancelot en prose<\/i>, del quale nel 2013 in provincia di Siena si \u00e8 scoperta un&#8217;ignota traduzione italiana su cui attualmente stanno lavorando alcuni filologi, ma anche, per esempio, lo splendido <i>Novellino<\/i>, da me attribuito gi\u00e0 da alcuni anni a Cecco Angiolieri.<br \/>\nPer farla breve, nell&#8217;articolo intitolato <i>La vera identit\u00e0 di Rustichello da Pisa e di Chr\u00e9tien de<\/i> <i>Troyes<\/i>, che fa parte del saggio <i>L&#8217;Umanesimo, la grande beffa di Cecco Angiolieri<\/i> (Siena 2014, ilmiolibro.it), ho sostenuto che tanto Rustichello da Pisa, definito da Valeria Bertolucci Pizzorusso, nella sua \u201cPrefazione\u201d al <i>Milione<\/i>, <i>un tardivo e modesto narratore di storie cavalleresche nel francese<\/i> <i>\u201cgotico\u201d del romanzo cortese<\/i>, quanto Chr\u00e9tien de Troyes, altri non siano che pseudonimi di Cecco Angiolieri.<br \/>\nNon solo: sono anche convinto che lo stesso Goffredo di Monmouth, il monaco Nennio del X secolo, autore della breve <i>Storia di Re Art\u00f9 e dei Britanni<\/i>, e perfino Gildas il Saggio, vissuto nel VI secolo, abate e monaco scozzese, fondatore di monasteri, venerato come un santo dalla Chiesa cattolica, autore di un&#8217;opera intitolata <i>De excidio et conquestu Britanniae<\/i>, pubblicata di recente in italiano sotto il titolo <i>La conquista della Britannia<\/i>, siano pseudonimi del falsario Cecco.<br \/>\nTutti e tre possono anche essere esistiti, ma le opere a loro attribuite sono state composte dal senese. Ne parler\u00f2 fra breve nel mio sito internet (<a href=\"http:\/\/www.menottistanghellini.com\/\">www.menottistanghellini.com<\/a>), se non trover\u00f2 ospitalit\u00e0 in qualche periodico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tiriamo le somme. Se le mie congetture saranno accolte, anche l&#8217;episodio dantesco di Paolo e Francesca andr\u00e0 interpretato diversamente da come si \u00e8 fatto finora.<br \/>\nDante, alunno-amico di Cecco, presto divenuto fiero nemico del senese, doveva conoscerlo bene come falsario, vero autore di tutti i romanzi del ciclo arturiano: condannando per bocca di Francesca l&#8217;amore cortese, eccitatore di passioni sensuali, bolla l&#8217;odiato Cecco come istigatore al peccato. <u>Galeotto, quindi, pi\u00f9 che un traslato, \u00e8 Cecco peccatore, uno scrittore ruffiano, un pezzo da galera immorale.<br \/>\n<\/u>Come si pu\u00f2 vedere, l&#8217;odio di Dante contro il vecchio amico-mentore, degno di almeno un po&#8217; di riconoscenza (senza Cecco forse non avremmo avuto la <i>Commedia<\/i>), nonostante un retroscena a noi ignoto, straborda anche dall&#8217;episodio dei due amanti. Il sommo poeta si mostra in questo poco magnanimo, ma lui \u00e8 cos\u00ec, un uomo tutto d&#8217;un pezzo e poco conciliante, un giudice inflessibile.<br \/>\nSi veda per i rapporti fra Cecco e Dante, finora rimasti nell&#8217;ombra, l&#8217;articolo <i>Il vero<\/i> <i>maestro<\/i> <i>di Dante non \u00e8 ser Brunetto<\/i> nel mio saggio<i> Da grovigli di falsi esce un Dante sconosciuto..<\/i>., (Siena 2013, ilmiolibro.it, pp. 106.121).<br \/>\nSenza dubbio qui il sommo poeta si distacca decisamente anche dalla posizione assunta nelle <i>Bucoliche<\/i> da Virgilio sull&#8217;amore. Tuttavia congetturare che avesse intuito nelle <i>Bucoliche<\/i> e nella stessa <i>Eneide<\/i> opere spurie di Cecco mi sembra troppo audace. Se fosse vero, le fondamenta della <i>Commedia<\/i> comincerebbero a ballare la rumba.<br \/>\nPer ora sar\u00e0 meglio tenere il dubbio nel cassetto.<br \/>\nMa finalmente, dopo secoli, in base a una lettura pi\u00f9 attenta, nell&#8217;episodio di Paolo e Francesca finisce per prevalere sulla piet\u00e0 commossa verso la sorte dei due amanti l&#8217;odio veemente contro Cecco, che animer\u00e0 Dante per tutta la prima cantica, tanto forte e violento, che solo in minima parte si quieter\u00e0 anche nell&#8217;atmosfera pi\u00f9 rarefatta del <i>Purgatorio<\/i>.<br \/>\nSia stata o no una falsa tenzone quella costituita da alcuni sonetti di Cecco irridenti, sarcastici e offensivi, l&#8217;episodio dei due amanti costituisce la risposta sferzante che il sommo poeta affid\u00f2 con successo alla sua <i>Commedia<\/i> tramite un verso icastico messo sulle labbra di Francesca e ripetuto per secoli da innumerevoli lettori pi\u00f9 o meno colti, tutti ignari della carica di odio e di vendetta in esso contenuta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con i suoi difetti Cecco, superiore per cultura all&#8217;amico-nemico e dalla mentalit\u00e0 pi\u00f9 aperta, a leggere attentamente i suoi sonetti che hanno a che fare con Dante e le <i>Rime<\/i> finora a quest&#8217;ultimo attribuite, per me a torto, talvolta apparirebbe incline a qualcosa che forse chiamare riconciliazione sarebbe eccessiva, ma i due in fondo erano accomunati dalla loro condizione di esuli, e questo va tenuto presente, anche se l&#8217;ostacolo maggiore era costituito dalla concezione particolare sulla poesia propria del fiorentino, che aveva pochi dubbi intorno alla superiorit\u00e0 dei propri ideali artistici e amorosi, strettamente legati con la religione e tramite la donna-angelo capaci di innalzare l&#8217;uomo, per quanto peccatore, alla visione beatifica di Dio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><i>Questo articolo \u00e8 stato pubblicato sul periodico \u201cLe Antiche Dogane\u201d nell&#8217;ottobre 2014<\/i><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un articolo di Cesare Sughi, comparso di recente su \u201cLa Nazione\u201d (3 luglio 2014, mi ha portato a dare una nuova interpretazione del famoso episodio, che per primo fu narrato.. <a href=\"https:\/\/www.menottistanghellini.com\/index.php\/articoli\/nellepisodio-di-paolo-e-francesca-la-vendetta-prevale-sulla-pieta\/\" class=\"readmore\">read more<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":49,"menu_order":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.menottistanghellini.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/153"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.menottistanghellini.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.menottistanghellini.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.menottistanghellini.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.menottistanghellini.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=153"}],"version-history":[{"count":6,"href":"https:\/\/www.menottistanghellini.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/153\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":270,"href":"https:\/\/www.menottistanghellini.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/153\/revisions\/270"}],"up":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.menottistanghellini.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/49"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.menottistanghellini.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=153"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}