{"id":117,"date":"2015-11-24T12:36:02","date_gmt":"2015-11-24T11:36:02","guid":{"rendered":"http:\/\/www.menottistanghellini.com\/wordpress\/?page_id=117"},"modified":"2015-12-27T19:30:33","modified_gmt":"2015-12-27T18:30:33","slug":"i-guidi-della-commedia-e-due-sonetti-di-cecco","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.menottistanghellini.com\/index.php\/articoli\/i-guidi-della-commedia-e-due-sonetti-di-cecco\/","title":{"rendered":"I &#8220;Guidi della Commedia&#8221; e due sonetti di Cecco"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Sull&#8217;ultimo numero della rivista <em>L&#8217;Alighieri<\/em> (2008) sono comparsi due articoli interessanti: il primo, di Daniele Piccini, \u00e8 intitolato <em>Proposta per \u201cPurg.\u201d XI,97<\/em>&#8211;<em>99<\/em>:<em> l&#8217;uno e l&#8217;altro Guido<\/em>, il secondo <em>Nota<\/em> <em>su Dante<\/em> <em>e i<\/em> \u201c<em>Guidi<\/em>\u201d <em>della <\/em>\u201c<em>Commedia<\/em>\u201d, e porta la firma di Michelangelo Picone, da poco scomparso. Cercher\u00f2 di darne un riassunto molto breve.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questi i versi in causa del canto XI del <em>Purgatorio<\/em>:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cos\u00ec ha tolto l&#8217;uno a l&#8217;altro Guido<br \/>\nla gloria della lingua; e forse \u00e8 nato<br \/>\nchi l&#8217;uno e l&#8217;altro caccer\u00e0 del nido.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La maggioranza degli interpreti ha sempre inteso che il Cavalcanti ha tolto la gloria della lingua al primo Guido, il Guinizzelli, \u201cil pi\u00f9 remoto nel possesso del primato\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Secondo Piccini tale interpretazione trova un ostacolo in quanto Dante dice al Guinizzelli nel canto XXVI del <em>Purgatorio<\/em> (vv.112-114):<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8230;\u201cLi dolci detti vostri<br \/>\nche, quanto durer\u00e0 l&#8217;uso moderno,<br \/>\nfaranno cari ancor li loro incostri\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo studioso si domanda perch\u00e9 il sommo poeta nei canti XXIV e XXVI del <em>Purgatorio<\/em>, dedicati alla poesia, fa cadere il silenzio sul Cavalcanti, che invece in <em>Purg<\/em>. XI \u201cverrebbe incoronato come il primo fra i poeti in volgare alla data del viaggio\u201d, ma sostiene che difficolt\u00e0 insuperabili si oppongono alla \u201ccandidatura di Guittone come primo e pi\u00f9 antico Guido, scalzato dal Guinizzelli\u201d. Lo studioso avanza perci\u00f2 la candidatura del siciliano Guido delle Colonne come primo Guido, gi\u00e0 sostenuta fra l&#8217;Ottocento e il Novecento da alcuni interpreti. Si avrebbe insomma una \u201cstaffetta\u201d fra Guido delle Colonne e Guido Guinizzelli, con un&#8217;ulteriore presa di distanza di Dante dal \u201cprimo amico\u201d Cavalcanti. Piccini inoltre vede in Dante il terzo poeta che \u201cl&#8217;uno e l&#8217;altro caccer\u00e0 del nido\u201d, ritenendo per\u00f2 un po&#8217; strana e discutibile l&#8217;espressione \u201cl&#8217;uno e l&#8217;altro\u201d. Michelangelo Picone, opponendosi a Mario Marti, che in una nota del <em>Giornale<\/em> <em>storico <\/em>(2007) vorrebbe \u201cfare definitivamente punto e basta\u201d in questo \u201cginepraio\u201d ermeneutico, perch\u00e9 ci si dedichi a problemi pi\u00f9 interessanti e validi, sostiene che la questione dei \u201cGuidi\u201dnella Commedia risulta essenziale \u201cper una corretta decifrazione del significato profondo dell&#8217;intero poema sacro\u201d. Afferma lo studioso che il rapporto fra Dante e il Cavalcanti, \u201cgi\u00e0 fortemente incrinato al tempo della <em>Vita Nova<\/em> (basti ricordare il cap. XXIV), viene qui definitivamente spezzato, senza alcuna possibilit\u00e0 di ricucitura in corso d&#8217;opera\u201d e analizza i vv.61-63 di <em>Inf<\/em>. X, il canto dell&#8217;incontro fra l&#8217;Alighieri e il padre del Cavalcanti:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E io a lui: \u201cDa me stesso non vegno;<br \/>\ncolui che attende l\u00e0 per qui mi mena<br \/>\nforse cui Guido vostro ebbe a disdegno\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per secoli il pronome <em>cui<\/em> \u00e8 sempre stato riferito a Virgilio, \u201cdisdegnato\u201d da Guido sul piano letterario o filosofico-morale. Dalla fine dell&#8217;Ottocento in poi \u00e8 stato invece collegato con Beatrice, che Guido disdegn\u00f2. Il Picone sulla scorta di uno scambio epistolare fra Pio Rajna e Francesco D&#8217;Ovidio (ipotesi ripresa da Letterio Cassata) riferisce a Dio il <em>cui<\/em>, non sciogliendolo <em>ad<\/em> <em>Eum<\/em> <em>quem<\/em> bens\u00ec <em>ad<\/em> <em>Eum<\/em> <em>qui<\/em>: insomma Dio stesso avrebbe escluso Guido da un tale viaggio, alla fine del quale a Dante \u00e8 riservata la gloria del paradiso, mentre per il Cavalcanti si prepara la condanna eterna. Di conseguenza \u201cl&#8217;uno (Guido)\u201d non pu\u00f2 essere che il Guinizzelli, iniziatore dello stilnovo, e \u201cl&#8217;altro Guido\u201d Guittone, caposcuola dei siculi-toscani.<br \/>\nIo sarei portato a interpretare <em>cui<\/em> come <em>ad<\/em> <em>Eum<\/em> <em>quem<\/em> in base al sonetto <em>\u00c8cci venuto Guido [&#8216;n] Compostello<\/em>, finora attribuito al Muscia da Siena ma di chiara fattura angiolieresca. Di questo sonetto riparler\u00f2 pi\u00f9 avanti.<br \/>\nA questo punto cercher\u00f2 di analizzare la questione dei due \u201cGuidi\u201d dalla mia visuale: per me i canzonieri Guinizzelli, Cavalcanti, Alighieri, Alfani, Gianni, Frescobaldi e quello di Cino da Pistoia sono tutti dei falsi composti da Cecco Angiolieri in un idioma fiorentineggiante assai improbabile; il substrato linguistico \u00e8 senese. Non solo: \u00e8 un falso tutta la letteratura siculo-toscana del Due-Trecento. Cielo d&#8217;Alcamo, Giacomo da Lentini, Pier delle Vigne, Guido delle Colonne e compagni, su su fino a Federico II e a suo figlio Enzo, come poeti non sono mai esistiti. Fra l&#8217;altro nel mio recente <em>Il \u201cDecameron\u201d \u00e8 di Cecco Angiolieri<\/em> (pp.93-97) ho dimostrato che nemmeno il <em>De arte venandi<\/em> pu\u00f2 essere attribuito al grande imperatore. Tutto Cecco anche un complesso di oltre settanta fra poeti e prosatori che vanno da Guittone, Bonagiunta da Lucca, Rustico Filippi, Folg\u00f3re e Cenne, Iacopo da Leona, Chiaro Davanzati, Monte Andrea, Dante da Maiano, Guido Orlandi, Compiuta Donzella e tanti altri fino a Immanuel Romano, Pietro de&#8217; Faitinelli, Pieraccio Tedaldi, Giacomino da Verona, Bonvesin da la Riva, Iacopone da Todi, tanto per nominare i pi\u00f9 grandi e i pi\u00f9 noti.<br \/>\nLa chiave di volta di questo enorme edificio di falsi \u00e8 il <em>De vulgari eloquentia<\/em>, che in base alla mia interpretazione non \u00e8 un vero e proprio trattato di lingua volgare, ma uno strumento geniale e sofisticato con cui Cecco fece autenticare a Dante i propri falsi, attirando su di lui, sprezzante verso tutti i dialetti italiani, molti risentimenti. Qualcuno in passato ha cercato di dimostrare che questo e altri scritti attribuiti al fiorentino sono dei falsi, ma \u00e8 stato subito messo al silenzio: Dante non si tocca. Guido avr\u00e0 fatto parte dei Fedeli d&#8217;Amore insieme agli altri pupilli di Dante (se anche questa altro non sar\u00e0 che un&#8217;invenzione dell&#8217;Angiolieri), ma Dante non ne parla mai come di poeti. Ne ha invece parlato Cecco, e molto, nei suoi vari falsi, facendoli diventare quelli che oggi appaiono ai nostri occhi: Dante, bisogna riconoscerlo in tutta onest\u00e0, ha fatto solo il nome del Guinizzelli. Se i cosiddetti pupilli qualcosa in poesia hanno scritto, doveva essere tanto mediocre che \u00e8 andata perduta, sommersa nell&#8217;oblio dai grandi canzonieri gi\u00e0 menzionati, tutti opera di Cecco, che comincia per scherzo, per irrisione, e finisce per diventare lo stilnovista pi\u00f9 grande.<br \/>\nRipeto: per ragionare cos\u00ec bisogna essere consapevoli dei tanti falsi su cui si impernia il piano vendicativo di Cecco. Viene fuori che Dante, per gettare le basi dello stilnovo, ha fatto ricorso a un solo poeta, il Guinizzelli, esaltato nella <em>Commedia<\/em>, e a s\u00e9 stesso. Il resto \u00e8 tutta farina di Cecco. Ma allora l&#8217;Alighieri su che base ha potuto parlare del Guinizzelli come di un grande poeta, se il suo canzoniere \u00e8 un falso? Mi sono accorto che nella seconda canzone di questo si tira in ballo addirittura la masturbazione e altrove l&#8217;omosessualit\u00e0 (son. X ); in un altro sonetto (XI), forse il pi\u00f9 senese e il pi\u00f9 bello, di cui parler\u00f2 fra poco, Cecco arriva a far vendicare il Guinizzelli contro Dante, che con il padre dello stilnovo non era stato troppo benevolo mettendolo fra i lussuriosi del <em>Purgatorio<\/em>. Dove sono allora le prove del Guinizzelli poeta? Ce lo dica chi parla tanto di lui, indicandoci qualche testo originale e almeno qualche parolina bolognese. Se queste prove non verranno fuori, vorr\u00e0 dire che di lui \u00e8 andato perduto tutto, oppure che Dante ha falsato la verit\u00e0. Quanto a Guittone, credo che Michelangelo Picone non abbia avuto torto a vedere in lui uno dei due \u201cGuidi\u201d. E&#8217; significativo anche per me il <em>Guidonem<\/em> presente nell&#8217;esemplare francese del <em>De vulgari<\/em>. Cecco \u00e8 fino e forse ha voluto mettere in guardia i lettori informandoli che Dante ha visto in lui, Guittone, uno dei due \u201cGuidi\u201d del <em>Purgatorio<\/em>.<br \/>\nInoltre per capire chi era il Cavalcanti uomo, basta leggere un sonetto rinterzato del suo canzoniere (LIII), con il quale Cecco, travestito da Dino Compagni, si rivolge a Guido dicendogli che \u00e8 apprezzato soprattutto dalla gente del popolo: \u00e8 prode, \u00e8 coraggioso, sa tendere agguati, duellare, ha una cultura mnemonica e riesce a prevalere nelle discussioni con argomenti sofistici, ma gli uomini di vera cultura non possono che dare di lui un giudizio limitativo. Eppoi chi \u00e8 nobile d&#8217;animo non dovrebbe avere bisogno, come fa lui, di portarsi dietro un seguito tanto numeroso. Cos\u00ec si comportano i grandi mercanti. L&#8217;attivit\u00e0 giusta per lui sarebbe quella artigianale: potrebbe fare lo stesso soldi e dispensare ricchi doni. Quanto ai doni, per intendere cos\u00ec \u00e8 necessario leggere al v.22 <em>ed i&lt;n&gt; donando forte<\/em>, come \u00e8 pi\u00f9 logico. Per me qui si allude ai doni e alle elargizioni che Dante riceve abitualmente dal primo amico, che abita nel castello Altafronte. \u00a0Una chiara allusione in tal senso si ricava dal son.IV della <em>Tenzone<\/em> di Dante e Forese, di mano dell&#8217;Angiolieri, non certo di Forese, che poeta non \u00e8 mai stato, n\u00e9 di Dante, vittima dell&#8217;irrisione:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dal castello Altrafonte ha&#8217; ta&#8217; grembiate,<br \/>\nch&#8217;io saccio ben che tu te ne nutrichi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ecco, secondo Cecco, ci\u00f2 che legava Dante a Guido e che non bast\u00f2 a cementare la loro amicizia, perch\u00e9 i legami di interesse sono sempre fragili. Per rendersi conto del valore di Guido come poeta, basta leggere i sonetti L(a), L(b),L(c), sempre del canzoniere a lui attribuito. Cecco, per bocca del suo pseudonimo Orlandi, rivolge al Cavalcanti l&#8217;accusa di sottigliezza eccessiva, artificiosit\u00e0 e incapacit\u00e0 tecnica. Guido risponde con tono sprezzante e sdegnoso, proprio di chi si considera grande poeta per essere stato a scuola da Amore, di cui si limita a perfezionare le composizioni che gli detta. Qui vengono fatte affiorare in maniera polemica le teorie stilnovistiche di Dante. L&#8217;Orlandi risponde demolendo Guido: sar\u00e0 bravo a limare le maglie delle corazze, a passare da un argomento all&#8217;altro senza approfondirne nessuno, a fottere con il suo grosso membro, a essere generoso donando quanto gli costa poca fatica, a procurarsi sempre nuovi beni, a far fruttare il capitale e a capire solo ci\u00f2 che \u00e8 legato alla materia e alle passioni.<br \/>\nBen altra sensibilit\u00e0 \u00e8 in lui, Cecco-Orlandi, che ormai da un pezzo l&#8217;ha fatta finita con l&#8217;amore carnale. In conclusione, non potrebbe essere pi\u00f9 evidente nell&#8217;Angiolieri l&#8217;intenzione di demolire l&#8217;immagine di un Cavalcanti intellettuale e poeta, che poi \u00e8 opera sua, e la conferma di quella di un Guido molto tiepido in fatto di fede, se non addirittura ateo, dovuta al suo amico Dante (<em>Inf<\/em>. X). Porta a capire meglio tutto questo il sonetto <em>\u00c8cci venuto Guido [&#8216;n] Compostello<\/em>, di cui \u00e8 autore Cecco, non certo il Muscia da Siena, mai esistito come poeta, ma solo uno pseudonimo del poeta senese. Due gli interlocutori del sonetto: il primo, diretto a Santiago de Compostela, chiede notizie di Guido a un altro che ne torna. Quest&#8217;ultimo, che parla senese, afferma che il Cavalcanti ha fatto sdegnare San Giacomo fingendosi malato e interrompendo il suo pellegrinaggio a N\u00eemes. All&#8217;inizio il primo interlocutore irride Guido: pi\u00f9 che un pellegrino gli \u00e8 parso simile nell&#8217;aspetto a un mercante di tessuti grezzi di canapa, con il suo passo sgraziato come quello di un papero e il suo abbigliamento sciatto che lo fa assomigliare a un rozzo campagnolo. La sua partenza \u00e8 stata tanto repentina da far pensare che sia stato condannato all&#8217;esilio da Firenze o che, riottoso com&#8217;\u00e8, abbia prevenuto la condanna mediante una fuga volontaria. Il secondo interlocutore sostiene che il pellegrinaggio interrotto ha fatto sdegnare il santo, ma Guido a sua discolpa ha tirato in ballo una malattia, eppoi in precedenza non aveva pronunciato nessun voto al riguardo: cos\u00ec, bloccatosi a N\u00eemes, ha venduto i cavalli senza destinare il ricavato in beneficenza e, levatisi gli sproni, ha preso alloggio in un albergo.<br \/>\nIl significato del sonetto, travisato da tutti i commentatori, a me appare chiaro: Cecco intende farsi gioco di Guido descrivendolo non come un fine intellettuale e un poeta delicato e sensibile, bens\u00ec come un mercante volgarotto o addirittura un mezzo contadino, \u00a0il cui viaggio devoto a Compostela termina a N\u00eemes, e N\u00eemes allude alla parola senese <em>nimo<\/em>, collegata alle parole \u00a0latine <em>nemo <\/em>e<em> nihil<\/em>: insomma il pellegrinaggio di un ateo come lui non pu\u00f2 che approdare al Nulla. Di recente il filologo Mauro Scarabelli in un articolo intitolato<em> Il cammello e il falso pellegrino.<\/em> <em>Chiosa su \u201c\u00c8cci<\/em> <em>venuto Guido [&#8216;n] Compostello<\/em>\u201d <em>di Niccola Muscia<\/em> (<em>Lettere Italiane<\/em>, 2009, pp. 110-126) ha mirato a \u201cfare un passo avanti nella comprensione del sonetto partendo dal chiarimento di un&#8217;immagine particolare sino ad ora fraintesa, per poi tentare di rileggere solo in un secondo momento l&#8217;intero testo&#8230;\u201d. L&#8217;immagine \u00e8 nei vv. 7-8:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ben par ch&#8217;e&#8217; sappia &#8216; torni del camello,<br \/>\nch\u00e9 ss&#8217;\u00e8 partito sanza dicer: V\u00e0cci!<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo studioso, in disaccordo sulla mia congettura testuale \u201cBen par ch&#8217;e&#8217; sappi a t\u00f2rne del camello\u201d (\u201c&#8230;sappia prendere esempio dal cammello\u201d), citando tre bestiari medievali anteriori al sonetto, intende \u201ccammello\u201d per \u201cstruzzo\u201d, che \u201c ha come caratteristica proprio quella di partire e di non saper tornare\u201d. Lascio ai lettori l&#8217;amena lettura della parte finale dell&#8217;articolo, che prendendo il via da questa interpretazione tutta \u201cnova\u201d, vale a dire \u201csingolare\u201d, \u201cstrana\u201d, non arriva a niente proprio perch\u00e9 il filologo non ha capito, come non hanno capito tutti gli interpreti precedenti, che la chiave del sonetto \u00e8 in <em>N\u00eemes<\/em>, il \u201cNulla\u201d, significato a cui si pu\u00f2 arrivare solo attraverso il senese antico. Sul mio intervento testuale, pur basato su altri passi simili di Cecco, potrei anche avere torto.<br \/>\nE allora basta lasciare al suo posto il testo tr\u00e0dito (torni = \u201ccomportamenti\u201d): \u201cPare che abbia fatto come il cammello che, quando uno ci \u00e8 montato sopra, si alza di colpo e parte alla svelta senza che ci sia bisogno di incitarlo con un Vai!\u201d. Ma il cammello si pu\u00f2 levare di torno solo a prezzo di interpretazioni molto discutibili. Un&#8217;immagine come questa, che mette in evidenza la rapidit\u00e0 con cui Guido si \u00e8 allontanato da Firenze senza che nessuno l&#8217;abbia spinto a farlo, \u00e8 propria di un grande poeta realistico, altro che il Muscia. Ma per capire la grande poesia spesso tante citazioni e tanti tecnicismi servono a poco.<br \/>\nDa ultimo parler\u00f2 per esteso del son. XI delle false <em>Rime<\/em> del Guinizzelli al fine di completare il discorso avviato in precedenza. Ne do la parafrasi perch\u00e9 i lettori capiscano meglio l&#8217;argomento:<br \/>\n&#8220;Fra quanti vedessero Lucia portare in testa un cappuccio di vaio in modo cos\u00ec aggraziato, non ci potrebbe essere nessuno di qui fino alla terra d&#8217;Abruzzo che di lei non si innamorasse alla follia. Pare una bambina, figlia di uno del nord, tedesco o francese: il capo tagliato a un serpente non si agita tanto come fa il mio cuore. Che sarebbe poterla prendere a forza, contro la sua volont\u00e0, baciarle la bocca, il bel viso e gli occhi, che sono due fiamme di fuoco! Ma di ci\u00f2 mi pento, perch\u00e9 ho pensato che questo modo di agire potrebbe recare dispiacere, e non poco, a qualcuno che conosco io&#8221;.<br \/>\nChe la mano \u00e8 di Cecco e che l&#8217;idioma \u00e8 senese ce lo dicono l&#8217;aggettivo <em>gente<\/em>, gentile, presente in molti pseudonimi del senese, a cominciare dai siciliani, l&#8217;espressione <em>&#8216;n terra d&#8217;Abruzzo<\/em>, che si trova anche in un sonetto finora messo fra quelli dubbi del poeta (<em>Un marcennaio intende a grandeggiare<\/em>) e nel <em>Decameron<\/em> (VI,10), e il mio congetturale <em>Par<\/em> <em>zitellina<\/em> al posto di <em>Par, s\u00ec lorina<\/em> del Contini. La correzione del filologo appare bella, ma in fondo \u201cincappucciata di vaio\u201d \u00e8 gi\u00e0 presente <em>in un var cappuzzo<\/em> del primo verso. Per me \u00e8 invece indispensabile l&#8217;indicazione dell&#8217;et\u00e0 giovanissima di Lucia che, forse bionda e col cappuccio di vaio in testa, sembra una francesina o una tedeschina.\u00a0Sulla mia correzione iniziale &#8220;Par citolina&#8221;, nelle rime cosiddette del Guinizzelli,\u00a0qualcuno mi ha fatto notare che \u201ccitola\u201d per \u201cragazzina\u201d nel senese del Trecento non si trova. Nel mio saggio <em>L&#8217;Umanesimo, la grande beffa di Cecco Angiolieri<\/em>, (Siena 2014, ilmiolibro.it, p. 68) ho segnalato che nelle <em>Novelle<\/em> finora attribuite a Gentile Sermini si leggono le parole <em>citolaccio<\/em>, <em>citoli<\/em> e <em>citolo<\/em>.\u00a0\u00a0Mi sembra di aver dimostrato con \u00a0argomenti validi che il vero autore di quelle <em>Novelle<\/em>, un vero e proprio <em>Decameron<\/em> senese, \u00e8 Cecco-Boccaccio. A parte questo, per me l&#8217;indicazione della giovane et\u00e0 di Lucia appare necessaria, perch\u00e9 a essere contrariato dal desiderio di baciarla espresso dal poeta non sarebbe un innamorato della ragazzina o un amico-amante dello stesso Cecco, come avevo sostenuto in un primo tempo, ma addirittura Dante, che \u00e8 solito perdere la testa per le giovanissime. Cecco, loico e vendicativo come sempre, attribuendo il sonetto al Guinizzelli fa s\u00ec che quest&#8217;ultimo, dicendo ci\u00f2 con atto di finto pentimento, si vendichi contro Dante che l&#8217;ha messo fra i lussuriosi del <em>Purgatorio<\/em>, riservando per s\u00e9 la visione di Dio: Cecco non sopporta che si atteggi a giudice dei suoi simili un ipocrita che pecca pi\u00f9 degli altri. Mai avremmo immaginato che nel dipinto di una ragazzina, cos\u00ec bello, moderno e struggente, attribuito al Guinizzelli, il bersaglio fosse proprio Dante, che del padre dello stilnovo nella <em>Commedia<\/em> aveva fatto lodi tanto eccessive da apparirci quasi fuori luogo, per il fondato sospetto che siano state dettate dal desiderio di portare acqua al mulino dello stilnovo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">BIBLIOGRAFIA<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">D. ALIGHIERI,\u00a0\u00a0\u00a0 <em>Vita Nova<\/em>, a c. di L.C. Rossi, Milano 1999<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0&#8221;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0&#8221;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 \u00a0Convivio<\/em>, a c. di P. Cudini, Milano 1980<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">C. ANGIOLIERI, <em>Sonetti<\/em>, a c. di M. Stanghellini, ed. \u201cIl Leccio\u201d, Siena 2003<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0&#8221;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 \u00a0&#8221;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <em>Le rime di G.Guinizzelli<\/em>, a c. di\u00a0M. Stanghellini, Siena 2007<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0&#8221;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0&#8221;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0<em>Le rime di G.Cavalcanti<\/em>, a c. di M. Stanghellini, Siena 2008<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0&#8221;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0&#8221;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0<em>Le rime di Dante Alighieri<\/em>, a c. di M. Stanghellini, Siena 2008<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0&#8221;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0&#8221;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0<em>I sonetti cortesi di Rustico Filippi<\/em>, a c. di M. Stanghellini, Siena 2008<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0&#8221;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0&#8221;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0<em>Il Fiore<\/em>, a c. di M. Stanghellini, Siena 2009<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">R. FILIPPI,\u00a0\u00a0<em>I trenta sonetti realistici<\/em>, a c. di M. Stanghellini, Siena 2004<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">G. CONTINI, <em>Poeti del Duecento<\/em>, Milano-Napoli 1960<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">NOVELLINO, a c. di A. Conte, Roma 2001<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">D. PICCINI, <em>Proposta per &#8220;Purg&#8221;. \u00a0XI, 97-99: l&#8217;\u201duno\u201d e \u201cl&#8217;altro Guido\u201d,<\/em> in <em>L&#8217;Alighieri<\/em>, luglio- dicembre 2008<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">M. PICONE, <em>Nota su Dante e I \u201cGuidi\u201d della \u201cCommedia&#8221;,<\/em> <em>L&#8217;Alighieri<\/em>, luglio-dicembre 2008<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">M. POLO, <em>Milione<\/em>. Versione toscana del Trecento, a c. di V. V. Bertolucci Pizzorusso, Milano 1994<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">M. SCARABELLI, <em>Il \u201ccammello\u201d e il falso pellegrino. Chiose su \u201c\u00c8cci venuto Guido [&#8216;n] Compostello&#8221; di Niccola Muscia<\/em>, in <em>Lettere<\/em> <em>Italiane <\/em>(2009) pp. 110-116<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">M. STANGHELLINI, Il <em>Decameron<\/em> \u00e8 di Cecco Angiolieri&#8221;, Siena 2009<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sull&#8217;ultimo numero della rivista L&#8217;Alighieri (2008) sono comparsi due articoli interessanti: il primo, di Daniele Piccini, \u00e8 intitolato Proposta per \u201cPurg.\u201d XI,97&#8211;99: l&#8217;uno e l&#8217;altro Guido, il secondo Nota su.. <a href=\"https:\/\/www.menottistanghellini.com\/index.php\/articoli\/i-guidi-della-commedia-e-due-sonetti-di-cecco\/\" class=\"readmore\">read more<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":49,"menu_order":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.menottistanghellini.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/117"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.menottistanghellini.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.menottistanghellini.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.menottistanghellini.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.menottistanghellini.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=117"}],"version-history":[{"count":14,"href":"https:\/\/www.menottistanghellini.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/117\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":278,"href":"https:\/\/www.menottistanghellini.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/117\/revisions\/278"}],"up":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.menottistanghellini.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/49"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.menottistanghellini.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=117"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}